Fonseca: “I tifosi devono aspettarsi una squadra coraggiosa”

Paulo Fonseca ha rilasciato la sua prima intervista ad asroma.com, parlandoci della sua idea di gioco e di quello che si aspetta dai suoi calciatori.

Benvenuto all’AS Roma, mister Fonseca. Che sensazioni prova in questo momento?
“Sono molto contento, emozionato e fiducioso in vista di questa nuova sfida che mi aspetta. Sin dal primo momento non ho mai avuto dubbi sull’opportunità di venire alla Roma. È un grande Club, con grandi tifosi. Voglio costruire qualcosa che possa portare fiducia ed entusiasmo al Club e ai suoi tifosi. Ringrazio il presidente Jim Pallotta e Guido Fienga per questa opportunità. Sono molto entusiasta”.

Ci racconta qualcosa del Paulo Fonseca allenatore. Come si descriverebbe?
“Parlare di me non è semplice, preferisco lo facciano gli altri. Sono un allenatore pieno di passione. Amo il mio lavoro, sono una persona entusiasta e voglio trasmettere questa passione alle persone che lavorano con me. Amo il gioco del calcio e voglio che le persone che mi circondano condividano la stessa passione che ho io per questo sport”.

Che genere di squadra devono aspettarsi i nostri tifosi?
“Prima di tutto coraggiosa, che scenda in campo con lo stesso approccio a prescindere dal fatto che l’avversaria sia una squadra piccola o grande. Dobbiamo costruire una squadra competitiva, che metta in pratica un gioco di qualità, un calcio che renda orgogliosi i tifosi. La qualità del gioco per me è molto importante. Ovviamente vogliamo vincere, l’obiettivo principale è quello, ma allo stesso modo vogliamo metter su una squadra che sappia esprimere un gioco di qualità”.

In passato ha dichiarato che potrebbe ritenersi molto triste dopo una vittoria se la squadra non gioca bene…
“A me non basta solo vincere. Ovviamente mi piace, ma voglio vedere le nostre idee applicate sul campo. Voglio vedere un gioco di qualità, un gioco che possa entusiasmare i tifosi: voglio che dopo le nostre partite tornino a casa dicendo “la squadra ha giocato bene e ha vinto perché è stata coraggiosa”. Per me questo aspetto è molto importante”.

È stato protagonista di tre stagioni piene di successi allo Shakhtar. Quali aspetti del progetto Roma l’hanno convinta a chiudere quell’esperienza?
“Ho sempre voluto allenare in uno dei migliori campionati Europei e la Serie A è uno di questi. La Roma è una delle migliori squadre in Europa. Sono molto ambizioso e la mia ambizione era proprio quella di allenare uno dei più importanti Club europei. Quando questa opportunità si è presentata, dopo tre anni di grandi successi in Ucraina, ho pensato fosse ora di andare per realizzare questo sogno”.

La Serie A è conosciuta come una delle competizioni più impegnative, anche dal punto di vista tattico…
“È per questo che il calcio italiano mi entusiasma. Perché si basa sulla tattica ed è difficile. Ogni settimana, ogni partita rappresentano una sfida importante per l’allenatore. Sono molto motivato, voglio creare qualcosa con la nostra squadra, qualcosa che sia in grado di sorprendere gli avversari. Ogni settimana ci prepareremo in allenamento per sorprenderli. In Italia ci sono tante squadre che lavorano bene, sono molto forti tatticamente e in particolare valide in fase difensiva. Sarà una grande sfida, ma io adoro sfide come queste”.

Molte squadre italiane si stanno inoltre rinforzando sempre di più e la competizione per i posti più alti della classifica sarà impegnativa…
“In Italia ci sono tante squadre forti e questa stagione sarà più competitiva delle altre. È tornato Antonio Conte, forse tornerà Maurizio Sarri e ci sono tanti giocatori forti. Le squadre stanno diventando sempre più attrezzate rispetto agli anni passati e questo è importante per il calcio e per i tifosi italiani”.

Conosce bene la Roma, dopo averla affrontata in passato. Quali sono le sue prime impressioni della squadra che sta per allenare?
“C’è tanta qualità nella squadra. Una delle cose più importanti è trovare la chiave giusta per utilizzare i giocatori al fine di sfruttare al meglio le loro caratteristiche. Credo che molti dei calciatori abbiano le qualità per giocare il calcio coraggioso, ambizioso e offensivo che voglio mettere in pratica. Uno stile di gioco che ci permetta di dominare gli avversari. Sono sicuro che i giocatori della Roma hanno le qualità necessarie per mettere in pratica tutto questo”.

C’è una formazione in particolare che dobbiamo aspettarci?
“Mi piace giocare con il 4-2-3-1, ma il sistema non è la cosa più importante, contano le dinamiche, i principi fondamentali di un tipo di gioco. Spero di mettere su una squadra molto dinamica”.

Probabilmente avrà a disposizione un periodo di preparazione molto breve, con partite impegnative che arriveranno prima del solito. Ci vorrà tempo affinché i giocatori possano adattarsi a quello che si aspetta da loro?
“Sarà difficile, devo ammetterlo. Potremmo avere solo quattro settimane che ci separano dalla prima partita ufficiale. Credo che dovranno adattarsi alle mie idee molto velocemente. Preferirei avere più tempo, ma non possiamo farci niente e quindi sfrutteremo queste quattro settimane per preparare la squadra al meglio per il primo impegno”.

Di solito dichiara pubblicamente i suoi obiettivi stagionali? O preferisce tenerli per sé?
“L’unica cosa che posso promettere è che costruiremo una squadra competitiva e coraggiosa. Come ho già detto, sono sicuro che riusciremo a organizzare una squadra che renderà i tifosi orgogliosi. Questo accadrà, ne sono certo. La nostra squadra sarà coraggiosa, sarà ambiziosa. Se ci sono questi ingredienti hai sicuramente più possibilità di vincere”.

In ultimo, la Roma ha una tifoseria molto passionale in tutto il mondo. Ha un messaggio da inviare ai sostenitori giallorossi?
“Ai tifosi vorrei dire solo questo: insieme possiamo costruire una squadra forte. Ovviamente abbiamo bisogno del loro supporto. So che amano questi colori e sono sicuro che insieme saremo tutti più forti. I tifosi potranno essere orgogliosi di questa squadra, ne sono certo, perché combatteremo per loro, per creare qualcosa di speciale. So che saranno dalla nostra parte. Parlo spesso del “coraggio” e so che i tifosi giocano un ruolo fondamentale in questo aspetto, perché possono trasmettercelo. Credo che quando entreremo allo stadio saranno loro i primi a darci le giuste motivazioni e l’incoraggiamento. Da quel momento dovremo iniziare a combattere e a mostrare noi il nostro coraggio, per loro”.

 


L'eredità di DDR. Un regista difensivo per la Roma di Fonseca: Guimarães in pole, poi Veretout e Florentino

LEGGO - BALZANI - La fascia da capitano l'ha lasciata a Florenzi, ma la cabina di regia è ancora vuota. L'eredità di De Rossi è pesante come un macigno, sotto tutti i punti di vista. Per questo la Roma ha deciso di investire buona parte del budget proprio per il ruolo di regista davanti alla difesa che affiancherà uno tra Pellegrini e Cristante nel 4-2-3-1 di Fonseca. Una posizione che nello Shakhtar occupava Stepanenko, spiccate doti difensive ma pure capacità di inserimento (3 gol e 3 assist nell'ultima stagione). Caratteristiche molto simili a quelle di Bruno Guimarães, il talento brasiliano che Fonseca ha indicato nel primo incontro di Madrid e che ribadirà nel summit di Londra di oggi con Pallotta e Baldini. Il regista rivelazione dell'Atletico Paranaense costa 20 milioni. È il classico incontrista difensivo che può partire recuperando palla nella propria area e arrivare alla conclusione grazie a spiccati dote tecniche. Un po' come Allan. Ha segnato tre gol in stagione, ma soprattutto ha una percentuale di passaggi corretti del 92%. Numeri importanti, ma un difetto: l'inesperienza. Per questo Petrachi ha riallacciato il filo con la Fiorentina per Veretout. Il francese ha 5 anni in più e due stagioni passate in Italia. Pure lui è quotato sui 20 milioni, ma piace pure a Napoli e Siviglia. Ho 3-4 offerte, ma nessun accordo ancora, ha confermato ieri il suo agente. Sono queste le due candidature più credibili al momento mentre hanno perso quota le piste italiane che portavano a Tonali e Sensi. Il primo nome della lista, escluso il sogno van de Beek, è tuttavia ancora Florentino del Benfica. Il talento classe 1999 è considerato un crack, ma il suo agente Carvalho nei giorni scorsi ci ha confidato: So che ci sono molte squadre interessate, ma abbiamo, insieme al Benfica, il progetto di rimanere in Portogallo, giocare ancora di più nella prima squadra e poi dopo magari pensare in un futuro trasferimento, ma non ora. Appuntamento rinviato al prossimo anno quindi. Così come per Bruno Guedes, il difensore si è liberato dal Santos e ha scelto la Roma. Prima però verrà ceduto in prestito in Italia (Lecce o Bologna). Stesso destino per Ponce e Defrel. I due attaccanti non saranno riscattati da Aek e Samp e svolgeranno la prima parte di preparazione con Fonseca. Gonalons, invece, può finire al West Ham.


Dzeko, la passione, i gol poi il solito tradimento: è l'ultimo atto romanista

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Quando l'Italia ha affrontato per la prima, e unica, volta la Bosnia-Erzegovina, era il novembre 1996, Edin Dzeko aveva poco più di dieci anni, sognava di essere Shevchenko e di lì a poco, con Andrij finito in rossonero, sarebbe pure diventato tifoso del Milan. Oggi è il capitano e l'uomo forte della piccola nazionale bosniaca, ha girato il mondo, ha segnato nei maggiori campionati europei, ha giocato con la maglia della Bosnia 102 partite, realizzando la bellezza di 55 reti, più i 72 nel City, gli 85 nel Wolfsburg, i 16 nel Teplice. E in più, Edin si porta dietro le 87 reti con la Roma. L'ultima, un'annata un po' storta, per lui e per tutta la squadra. Un'annata fatta di nervosismo, di alzate di testa, fino a subire l'accusa di aver fatto, insieme ad altri, la fronda a Di Francesco. Che invece ha raccontato di aver ricevuto il messaggio più affettuoso proprio da Edin il giorno dei saluti. Nervosismo nato anche da un contratto che andava in scadenza tra un anno e che la Roma non aveva intenzione di rinnovare: per l'età del calciatore, 33 anni compiuti a marzo, e per l'ingaggio, che sfiora i cinque milioni. Dzeko ha aspettato e poi ha deciso che era il momento di non trattare più.

LE LUSINGHE - Nessuna cifra lo avrebbe trattenuto, ormai. E lui, ha ceduto alle lusinghe dell'Inter, mentre lo scorso anno aveva detto no al Chelsea, dove era finito il suo compagno di squadra Emerson, avversario di stasera con la maglia dell'Italia. Lo scorso anno eroe, quest'anno traditore. Il calcio va così, del resto Dzeko a Roma ha convinto una parte della tifoseria, altri sono rimasti legati a generi di attaccanti diversi da lui. Andrà da Conte, questo ormai sembra scontato e questo aumenta il rammarico di chi a Roma lo ha amato: lui ha raggiunto in ritardo il ritiro della Bosnia la settimana scorsa proprio per definire l'accordo con i dirigenti nerazzurri, ora aspetta solo che la Roma negozi la sua cessione, ottimizzando il costo del cartellino. Del resto il contratto tra Edin e la Roma non è scaduto, lui non è libero. L'accordo tra i club è nell'aria: c'è anche stato il tentativo di proporre Icardi nella trattativa, ma i costi non sono accessibili in questa fase.

CAPITANO - Stasera avrà ancora la fascia da capitano e la maglia del suo Paese, per lui sarà l'ultima gara che giocherà ancora da romanista, poi il futuro si chiamerà Milano. Per tutti, stasera, nelle formazioni ci sarà scritto: Edin Dzeko, As Roma. Saluterà Florenzi, i vari El Shaarawy, Zaniolo, Pellegrini, Cristante, Emerson, vicino a sé avrà l'amico Pjanic , poi il ct Mancini, suo allenatore nel City. Il ricordo di una Roma che si reggeva su Dzeko, che aveva rifiutato il Chelsea per amore di Roma e della maglia. Passato poco più di un anno, ma sembra una vita.

 

 


Roma, la firma di Zorro

IL MESSAGGERO - CARINA - Ancora poche ore e Fonseca diventerà ufficialmente il nuovo tecnico della Roma. Il portoghese è atteso in serata a Londra ma già in giornata potrebbe aver siglato l'accordo che lo legherà per due anni (con opzione per il terzo) al club giallorosso. «Ci sono degli ultimi cavilli da risolvere con lo Shakhtar ma ogni momento è buono per l'annuncio» è quanto trapelava ieri sera da Trigoria. La dinamica temporale non cambia la sostanza: Fonseca allenerà la Roma. Pallotta off record s'è professato «entusiasta e curioso di conoscerlo». Il presidente, sbarcato a Londra, è pronto ad iniziare una lunga full immersion di lavoro che vedrà protagonisti, in questa prima fase, il Ceo Fienga e il Chief Revenue Officer Calvo. A dimostrazione che le riunioni in programma in giornata verteranno perlopiù su aspetti legati al settore commerciale del club. Non sarà presente (per ora) il vicepresidente esecutivo Baldissoni. Come probabilmente, a meno di svolte clamorose, non ci sarà nemmeno Totti. Intanto ieri, nell'Assemblea di Lega tenutasi a Milano, poteva essere l'occasione per chiarire le reciproche posizioni su Petrachi tra Roma e Torino: «Ma io sono arrivato tardi e non ho incrociato Fienga prima», le parole di Cairo.

DOPPIA V - E nemmeno dopo visto che Fienga, al termine della riunione, è stato uno dei primi a lasciare la sede di via Rossellini. Aspettando l'epilogo del braccio di ferro, il dirigente salentino continua a lavorare. In via di definizione alcune operazioni con l'Inter che potrebbero rivelarsi interessanti sia sotto l'aspetto tecnico che economico (a livello di plusvalenze). Il ds ha poi allacciato rapporti sia con l'agente di Veretout che con il difensore del Santos Verissimo. Sono due nomi dai quali Fonseca potrebbe ripartire: il palleggiatore in mezzo al campo (anche se nel ruolo di regista il viola ha giocato soltanto in questa stagione, su indicazione di Pioli, altrimenti in carriera ha prevalentemente agito da mezzala) e il difensore. Cresciuto a Jundiaí, Verissimo da ragazzino faceva l'attaccante. Un provino con il Linense gli cambia la vita: in un torneo under 17, viene premiato come miglior giocatore. Da qui il salto al Santos. Come spesso capita in Sud America, il suo cartellino è diviso tra Santos (80%) e un fondo di investimento, che ne detiene il restante 20%. A Trigoria riflettono anche su due esterni: Ismaily, richiesto dal tecnico, e Dalbert, offerto dall'Inter per arrivare a Florenzi. Nel modus operandi giallorosso - unica eccezione lo scorso anno con Monchi (che ha negato l'intromissione del Siviglia su Guedes, altro brasiliano bloccato a gennaio: della serie, dipende esclusivamente dalla Roma chiudere o meno la trattativa) i prossimi 20 giorni saranno comunque dedicati alle cessioni in ottica bilancio. Oggi in programma le semifinali Primavera: la Roma affronta l'Inter (diretta tv ore 18 su Sportitalia canale 60 del digitale terrestre in chiaro e 225 del bouquet satellitare Sky).


Totti non parte per Londra: è il grande assente del summit

LEGGO - BALZANI - Pallotta è atterrato a Londra, Fonseca lo farà oggi, Baldini vive già nella City mentre Totti è rimasto a Roma per assistere a una partita del figlio e al massimo se ne andrà qualche ora a Sabaudia per sbollire l'ennesima esclusione. Nel vertice inglese - in cui nelle prossime 48 ore prenderà corpo la Roma del futuro - spicca l'assenza ormai quasi certa dell'ex capitano ancora alla ricerca di un ruolo dirigenziale ufficiale. Solo in un secondo momento Totti potrebbe essere convocato. Dopo la scelta Ranieri, Totti ha preso parola solo per sconsigliare la scelta Mihajlovic potenzialmente letale per la piazza come ha confermato lo stesso Sinisa a Sky: «Sono stato molto vicino alla Roma, poi ho capito che dal punto di vista ambientale loro non erano pronti per certe cose al contrario di me. Quindi ho deciso di rifiutare. Posso anche andare a fare la guerra da solo contro tutti e perdere, ma stavolta no». Da Trigoria fanno sapere che si tratterà solo di riunioni riguardanti il settore dei ricavi della Roma e non l'area sportiva. Da qui la mancata convocazione di Totti. Ma nel summit londinese - a cui prenderanno parte pure Fienga e i dirigenti marketing - si parlerà sicuramente delle strategie di mercato e del programma di preparazione della nuova Roma di Fonseca. Mai d'altronde Totti ha preso parte agli incontri internazionali del club, soprattutto se all'evento era presente il nemico Baldini. Un'anomalia che un altro ex capitano comeGiuseppe Giannini - tramite Centro Suono Sport - condanna fermamente: «Fossi in Totti me ne sarei già andato vista la poca considerazione che hanno di lui. E' chiaro ed evidente che la direzione sportiva di questa società sia in mano solo a Baldini. Mi fa rabbia vedere Francesco così, mi dà fastidio che non possa prendere decisioni importanti nella Roma. Se Totti non va a Londra credo che potrebbe lasciare e onestamente lo capirei."


Sampdoria, più Pioli che Di Francesco

IL MESSAGGERO - TROTTA - Il valzer delle panchine è arrivato al giro finale, quello degli annunci e dei comunicati. Sarà quindi la settimana di Andreazzoli al Genoa, di Giampaolo al Milan e del nuovo tecnico della Sampdoria. Ovviamente, saranno anche i giorni di Maurizio Sarri: il tecnico di Figline è in attesa solo dell'ok formale del Chelsea, per firmare, tra mercoledì e giovedì, il contratto triennale con la Juve a 7 milioni di euro a stagione bonus inclusi. Nessun intoppo o preoccupante rinvio, una volta ottenuto l'ok di Abramovich all'interruzione dell'accordo Sarri-Chelsea, i due club si sono focalizzati sull'incastro burocratico per l'ingaggio dell'ex Napoli. Sul tavolo della discussione sempre i cartellini di Emerson Palmieri (che la società inglese vorrebbe trattenere con il blocco del mercato) e di Higuain, destinato a rientrare a Torino. I bianconeri potrebbero scontare i 9 milioni di euro del prestito dell'argentino fino a giugno.

ASTA - Tornando a Genova, i due club si preparano ad un importante cambio. E se Preziosiconferma di avere le idee chiare con l'arrivo di Andreazzoli al posto di Prandelli, i blucerchiati, invece, devono ancora sciogliere gli ultimi dubbi sull'erede di Giampaolo. La corsa è sempre a due tra Pioli e Di Francesco. Con il primo c'è da circa dieci giorni l'accordo sulla base di un biennale più opzione a 1 milione di euro a stagione, mentre con l'ex tecnico della Roma (incontrato a Milano e nella Capitale) permane l'ostacolo ingaggio. Di Francesco - sotto contratto con i giallorossi fino al 2020 - accetterebbe infatti solo uno stipendio a partire da 1,8/2 milioni di euro a stagione. Intanto si scalda l'asta per Sensi. De Zerbi non ha nascosto la possibile partenza del centrocampista, da tempo nel mirino di Juve e Milan (in vantaggio), e seguito dallo stesso agente di Mancini dell'Atalanta. Il patron Squinzi lo valuta circa 25 milioni. Chiusura sul calciomercato dei dirigenti: la Sampdoria pensa al ritorno di Pradè; il Milan corteggia l'ex ds della Roma, Ricky Massara. 

 

 


Riforma Champions, la Lega vota "no"

IL MESSAGGERO - La Super Champions non s’ha da fare. La Lega serie A ha ribadito il suo malcontento sul piano dell’Eca. Questo perché, secondo uno studio commissionato dalla Lega, la nostra serie A potrebbe perdere ricavi tra il 35 e il 70%. Il presidente della Lega, Gaetano Miccichè, ha invece tuonato contro il numero uno dell’Uefa, Aleksander Ceferin. Per poi chiarire: «Non ho chiesto le sue dimissioni, ho fatto solo una battuta in assemblea». Fronte comune sulla battaglia contro la pirateria nel Medio Oriente, in particolare contro la piattaforma saudita BeoutQ che sottrae il segnale a numerosi eventi sportivi acquistati da BeIn Sports. Insomma, il Qatar preme per una soluzione e in via Rosellini si schierano con decisione a favore dell’emirato che garantisce un terzo delle entrate da diritti tv esteri del nostro.


Ballottaggio Belotti-Chiesa. Dubbio Florenzi. C'è Mancini

GAZZETTA DELLO SPORT - Solo la rifinitura di questa mattina «svelerà» l’undici anti Bosnia. Ieri la prima seduta tattica del post Atene, oggi le risposte definitive anche a livello fisico di una squadra che è scesa in campo appena tre giorni fa. (...) Dietro, sembrano certi di una maglia Sirigu, Bonucci, Chiellini ed Emerson. A destra è invece ballottaggio fra Gianluca Mancini, Florenzi e De Sciglio: favorito il primo. In mezzo al campo si giocano un posto Lorenzo Pellegrini e Barella: provato a lungo ieri il romanista, ma qui siamo davvero al 50%. I dubbi maggiori riguardano infine l’attacco: due delle tre maglie potrebbero andare a Insigne e Bernardeschi; la terza casella vede in corsa alla pari Belotti e Chiesa. (...)


Fonseca: la firma e un abbraccio. Pallotta gli affida la nuova Roma

GAZZETTA DELLO SPORT - C’è chi va a Londra per vedere il cambio della guardia a Buckingham Palace, chi invece per diventare parte attiva della manovra. D’altronde, anche la Roma ha bisogno di un nuovo re per la panchina – l’8° in otto anni di gestione statunitense – e per santificarlo ieri è sbarcato nella capitale inglese James Pallotta, raggiunto in serata anche dal ceo Guido Fienga e dal responsabile commerciale, Francesco Calvo. Tutto come programma, visto che il presidente giallorosso approfitterà del suo soggiorno londinese per affrontare tutte le tematiche della società. Logico che il piatto forte sarà rappresentato dall’incontro col nuovo allenatore Paulo Fonseca che, a firma ormai incamerata, dovrebbe sbarcare in Inghilterra stasera e domani. Pallotta è curioso, ma lo sono – e tanto – anche i tifosi della Roma, molti dei quali s’interrogano sul fatto se Francesco Tottiparteciperà o meno al vertice di Londra. Ieri l’ex capitano, tornato dalle vacanze, è stato in contatto con gli altri dirigenti, ma ancora si deve decidere se effettuare anche lui un blitz all’ombra del Big Ben. (...) Quello che però davvero si muove sottotraccia è il mercato, che pure batte colpi come un cuore innamorato. Ad esempio, in difesa il club giallorosso sta stringendo i tempi per avere due difensori brasiliani. Il primo dei due è Lucas Verissimo, 23 anni, difensore del Santos, che ne possiede l’80% del cartellino, mentre il 20% è di un fondo privato. Il giocatore, che nella scorsa stagione è stato ad un passo dal Torino, costa circa una decina di milioni. (...) L’altro lavoro grosso la Roma lo sta facendo sul fronte della regia. È noto come il sogno giallorosso sarebbe van de Beekdell’Ajax e ieri il suo agente, Guido Albers, ha detto: «Qualche mese fa siamo stati in contatto coi giallorossi, ma poi il direttore sportivo e l’allenatore sono andati via». Vero, e van de Beek – grazie alla Champions – ha raggiunto quotazioni molto alte, intorno ai 50 milioni. Per questo l’obiettivo Veretout della Fiorentina sembra più fattibile. (...)


Calciomercato Roma: Juve su Manolas, ma il greco non convince i bianconeri sul piano caratteriale

GAZZETTA DELLO SPORT - Cambia una lettera, ma visti i nomi degli interpreti la sostanza potrebbe rimanere invariata. Ammainata la bandiera della BBC, la Juventus spera di inaugurare l’era della BCD, ovvero Matthijs de Ligt a completare la retroguardia composta da Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini. (...) De Ligt resta il piano A, perché sarebbe perfetto sia in coppia con Chiellini sia con Bonucci, ma la dirigenza bianconera si sta muovendo pure su altri fronti. Restando in prima fascia c’è Marquinhos, brasiliano del Psg che a Torino verrebbe volentieri, costa 60 milioni ma è considerato un incedibile dal club parigino. L’occasione potrebbe essere il giallorosso Kostas Manolas, che ha una clausola rescissoria da 36 milioni di euro ma non convince la Juve sul piano caratteriale (...)


Kotal: "Schick? Con Dzeko soffriva, è un bomber e lo vedrete"

GAZZETTA DELLO SPORT - La vita è piena di persone integraliste, che attraversano il vasto mondo con modi di fare differenti. Tra i tanti, esistono due categorie, che sono ormai diventati espressioni di un fondamentalismo che sfiora la religione: Patrik Schick è stato un bluff in cui la Roma è caduta (e si è fatta male) oppure un attaccante sfortunato nel rapporto con gli allenatori giallorossi? Chi è iscritto da tempo al secondo partito è senz’altro Vaclav Kotal, c.t. della Repubblica Ceca Under 17, uno che lo conosce bene, e proprio per questo dà l’impressione di saperla lunga proprio per la frequentazione con l’ambiente della nazionale maggiore, dove Schick anche in questi giorni sta furoreggiando. «Patrik ha avuto dei problemi con la presenza di Dzeko – ha detto al portale ceco “isport.blesk.cz” –. Il bosniaco era il leader dell’attacco della Roma e quando stava in campo costringeva Schick a spostarsi a destra. Il ruolo che invece ha in nazionale è perfetto per lui, gli dà fiducia e gli permette di credere nelle sue qualità». (...) Non è un mistero che, al netto del ruolo ingombrante di Dzeko, il 23enne di Praga sia rimasto psicologicamente schiacciato dal peso del suo cartellino, pagato 42 milioni, che lo ha trasformato nel calciatore più pagato della storia giallorossa. Non facile per un ragazzo approdato per la prima volta in una piazza grande e complicata come sa essere quella romana. Persino i suoi compagni vedevano la differenza che c’era tra le sue prestazioni in allenamento («ha tutte le qualità che occorrono ad un attaccante di grandissimo livello», diceva ad esempio Manolas) e quelle in partita, sottolineando che gli occorreva solo sbloccarsi dal punto di vista psicologico. Finora non è avvenuto, ma è possibile che «la cura portoghese» sortisca effetti. (...)


I dubbi di Nela: "Fonseca? Forse meglio un italiano"

GAZZETTA DELO SPORT - Ieri l’ex difensore della Roma, Sebino Nela, ha parlato di Paulo Fonseca, nuovo allenatore della Roma. Queste le sue parole: “Non so, aspettiamo di vedere quali siano le sue idee. Giudicarlo adesso è sbagliato. Forse un allenatore italiano sarebbe stato più idoneo. La prossima stagione dovrà essere quella del riscatto. Bisognerà capire che squadra verrà tirata su, perché c’è molto da lavorare. Non sarà un mercato semplicissimo”.