Sarri vicino all'addio col Chelsea

Dopo la finale di Europa League tra Chelsea e Arsenal, dovrebbe essere finalmente deciso il futuro di Maurizio Sarri. Secondo quanto riporta gianlucadimarzio.com, Fali Ramadani, agente di MaurizioSarri, incontrerà Marina Granovskaia, braccio destro di Abramovich, per discutere dell'uscita del tecnico dal Chelsea, sulla cui panchina dovrebbe arrivare Frank Lampard. L'ex Napoli piace sia a Roma che Juventus


Premio Bearzot, Mancini: "Ranieri mi somiglia per calma ed esperienza"

Roberto Mancini, ct della Nazionale, ha parlato dal Salone d’Onore del CONI dove è in corso il Premio Enzo Bearzot. Queste le sue parole raccolte da TMW:

"L’allenatore della Nazionale deve decidere il giocatore che ha la miglior condizione, quindi il calciatore non ha tante occasioni di mettersi in mostra. Io ho giocato in anni difficili e qualcuno doveva rimaner fuori. Gli Scudetti sono importanti, ho avuto la fortuna di vincerli con squadre non abituate e non è mai facile. Io ho iniziato con la Nazionale nell’U15, poi ho fatto tutta la trafila fino ad arrivare e essere il commissario tecnico, poi è chiaro che in quegli anni c’erano molti giocatori e siamo stati sfortunati nei mondiali del 1990”.

Adesso spazio al Mondiale Under 20 e l'Europeo Under 21.
“Riuscire a fare qualcosa di diverso sarebbe fantastico. I ragazzi sono tanti e l’U20 sta facendo bene al Mondiale. I giovani ci sono e basta dargli fiducia”.

Un giudizio sulla stagione appena conclusa.
“Il campionato è stato interessante fino all’ultimo minuto. I giocatori hanno dato il massimo fino alla fine. Non c’è niente che non va per quanto ci riguarda. Speriamo che questo serva per arrivare a giugno prossimo e avere un mese bellissimo. Non c’è stato un protagonista su tutti".

Oggi ci sono tanti giovani come Federico Chiesa, Barella, Zaniolo e tanti altri. Sembra un po la sua Under 21?
“Le storie possono essere abbastanza simili. Con i giovani di oggi la storia è quasi la stessa ma speriamo sia diverso il finale, con una vittoria importante”.

Allegri, Spalletti e Ranieri?
"Quando inizi a fare l’allenatore sai che può succederti di tutto. Non è così semplice. Sono tutti e tre bravi ora cambieranno squadra e continueranno ad avere i loro successi. Ranieri per l’età che ha e l’esperienza che ha accumulato è quello che mi somiglia di più. Anche per la sua calma”. 


L’ultimo giorno con te

INSIDEROMA.COM - MASSIMO PAPITTO - E’ maggio, ma sembra novembre. Davvero è l’ultima di campionato? E’ l’ultima tua? Ma dai che come ti dicevo è novembre. Non vedi che cazzo de tempo? Piove, ha piovuto e pioverà ancora te sembra maggio? A maggio eravamo abituati a venì allo stadio al’ultima in bermuda, adesso portamo dentro la tasca i cappelletti invernali. Dai! Piove lacrime di pioggia sul nostro stadio colmo, stracolmo d’amore, di romanismo, di maglie tue di tutte le tue diciotto stagioni con la squadra tua, nostra.

63 mila eravamo ieri? Ma dai stanno a scherzà! Ma che non l’hanno visto che eravamo de più? Non c’era un posto libero, neanche sulle vetrate, neanche sulle scale e quando è così a Roma significa che l‘evento è grosso, epocale, pieno d’amore. L’ultima volta che l’avevo visto così era per l’addio dell’altro fuoriclasse di Roma col dieci sulle spalle. Neanche Roma-Liverpool si è avvicinato minimamente al bagno d’amore e di folla di ieri sera.

Hai radunato proprio tutti. Gli amici di sempre, i padri coi figli, i fidanzati innamorati, i ragazzi che ti hanno visto soltanto per pochi anni e quelli che ti hanno visto crescere fin dai primi calci. C’erano tutti i romanisti che dovevano esserci e se mancava qualcuno era proprio perché non poteva. Sicuro. Ci metto la firma. La mano non me la brucio. Fidate.

La partita è stata tutto un contorno, un aspettare di tributarti il giusto applauso, il giusto pianto, il giusto gesto d’amore. Dall’inizio alla fine il “Daniele De Rossi eee oooo” è riecheggiato per tre ore senza mai perdersi di intensità e anzi anche aumentando il volume nel momento del giro di campo. Tremavano i muri Daniè, non sto a scherzà, lo sai mi conosci, sai che sono uno che dice le cose in faccia come te. Non amo fingere niente. Sono schietto, vero, ho preso esempio da te che sei stato uno dei pochi (pochissimi) calciatori (uomini) straordinari che ho incontrato in questo maledetto e a volte brutto mondo del calcio.

Sei stato, sei, e sempre sarai un uomo vero, puro, prestato al gioco del calcio.

Ora cosa ci lasci? Che Roma sarà quella dopo di te? Quando saremo in difficoltà (e capiterà purtroppo spesso) dove mi girerò per chiedere aiuto? Non vedrò più la tua faccia rassicurante e questo mi mancherà. Lo so, mi dirai: come fai a saperlo già che ti mancherò? Lo so Daniè, lo so. Non mi chiede niente altro ma lo so che mi mancherai. Uno come te non si sostituisce. Barella? E’ forte per carità ma non ne bastano tre per fare un De Rossi. E lo sai pure tu che è così.

Ora dopo tutto quello che è successo ieri dove vai? Parti vai in vacanza ma a cosa penserai? Davvero indosserai un’altra maglia addosso? Io non lo so mica se è la cosa giusta. L’ho capito ieri sera guardando il viso delle persone. Siamo tutti troppo innamorati di te. Pensaci. Prometti.

Qualsiasi cosa sceglierai so che ti farà felice. E allora buon viaggio Capitano, ma poi ritorna qua da noi. Se puoi. 


Malagò: "De Rossi ha preferito l'amore della gente a qualche trofeo in più"

Giovanni Malagò commenta l'addio di De Rossi. Le parole del presidente del Coni:
"De Rossi, come Totti, ha avuto la forza, e anche la debolezza se vogliamo, di stare sempre nella stessa città. Nel calcio moderno difficilmente esisterà ancora tutto questo. Hanno preferito l'amore della gente a qualche trofeo in più". In occasione della cerimonia per il premio Bearzot dell'Us Acli, dice: "Ieri è stata una giornata di sport, un evento in cui il calcio c'era ma era soprattutto una storia umana. Mi ricorda anche l'addio di Maldini, Zanetti, Del Piero e Totti. Ho molto apprezzato che sia venuto apposta Gigi Buffon a rendere omaggio. De Rossi era il più giovane ai mondiali del 2006, in Italia lui e Buffon probabilmente non giocheranno più, parliamo di una generazione di atleti che hanno reso grande l'Italia".


Pallotta ringrazia Ranieri: "Non è solo un grande allenatore ma un vero gentiluomo e sarà per sempre un romanista"

James Pallotta, presidente della Roma, ha pubblicato un messaggio di ringraziamento a Claudio Ranieri, tecnico della Roma dall'esonero di Di Francesco ad oggi e ha anche voluto ringraziare i tifosi presenti ieri sera allo stadio, che hanno reso omaggio a De Rossi nel giorno della sua ultima gara in maglia giallorossa. Queste le parole del patron americano apparso sull'account Twitter versione inglese del club capitolino:

"Quando avevamo bisogno di qualcuno che venisse in questa situazione difficile, Claudio ha accettato immediatamente. Non è solo un grande allenatore e professionista, ma un vero gentiluomo e sarà per sempre un romanista. Lo voglio ringraziare a nome di tutto il club. Ringrazio anche i tifosi presenti allo stadio ieri sera, per aver dato a Daniele l'addio che ha meritato. Dopo aver rappresentato i tifosi sul campo per 18 anni, il supporto e l'amore da parte di tutti per lui è incredibile".


Lamela: "Strano pensare alla Roma senza De Rossi. E' un grande uomo ed era uno dei punti di riferimento"

Erik Lamela, ex attaccante della Roma ed ora al Tottenham finalista della Champions League di quest'anno, è stato intervistato da Sky Sport e ha parlato anche l'addio di De Rossi:

"È strano pensare alla Roma senza De Rossi. Ha giocato tantissimi anni con la stessa squadra, rappresentandola come ha fatto Totti prima di lui. Sono un po' triste perché so quanto ama la Roma, però sono sicuro che lui sarà felice nella vita. È un grande uomo".

Il primo ricordo di lui?

"Quando sono arrivato era uno dei punti di riferimento, insieme a Totti, due grandi uomini".


Mancini: "Addio di De Rossi? Ha dato tutta la sua carriera alla Roma e credo sia qualcosa di importante"

Roberto Mancini, ct dell'Italia, era presente quest'oggi al Circolo Canottiere per ricevere il premio USSI al quale parteciperanno anche Claudio Lotito e Antonio Mirante, che riceverà il premio arancio. A margine dell'evento, gli è stato chiesto anche un commento in merito all'addio di Daniele De Rossi, che ieri ha disputato la sua partita da giocatore della Roma. Queste le sue parole:

"De Rossi come Totti e Bruno Conti, la Roma ha avuto tanti giocatori riusciti a giocare in giallorosso per larga parte della carriera. Il momento dell'addio è sempre difficile, sia per i tifosi che per il giocatore. De Rossi ha dato tutta la sua carriera alla Roma e credo che sia stato qualcosa di importante".


Franco Baldini, il Mark Caltagirone che decide le sorti della Roma

INSIDEROMA.COM - EDITORIALE - Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di Franco Baldini, anche se si dimettesse o avesse un'altra mansione, serberebbe pur sempre lo stesso potere.

Scomodando e parafrasando il sommo Shakespeare, il pensiero di Giulietta non è poi così distante da quello dei tifosi della Roma, già avvelenati senza dover ingurgitare niente, disposti a ad andare contro i propri interessi, proprio come Romeo, pur di seguire l'amata una volta annunciata la sua morte come squadra di calcio fatta di bandiere e passione popolare per lasciare spazio ai follower sui social, al brand e all'azienda.

Franco Baldini incarna la frustrazione di tutti: il nemico a cui bisogna aggrapparsi e o inventarsi quando non si sa più con chi prendersela e soprattutto ci si accorge di non avere più il potere di un tempo di contare qualcosa e di poter cambiare qualcosa. Il divario, non solo in termini di Km, con la proprietà è incolmabile e le squadre di calcio non hanno più bisogno dei tifosi veri e in loco per generare soldi ma solo di appassionati dal soldo facile che comprano magliette con i fulmini e ditoni di spugna da portare allo stadio una volta l'anno per farsi un po' di foto, quelli che vivono in America e pensano che a Roma ci si vesta ancora con la toga bianca e l'alloro in testa o quelli con gli occhi a mandorla, sentiti con le mie orecchie, che davanti alla basilica di S.Marco a Venezia asserivano fosse San Pietro e chiedevano indicazioni per il Colosseo.

Franco Baldini è anche il Keyser Soze a cui ruotano attorno i "soliti sospetti" un giorno avvalorati un altro smentiti su chi decida veramente le sorti dell'azienda Roma. Il super cattivo immaginario, che incute timore ma che non si sa nè dove sia nè cosa faccia: "Sta a Londra? sta in Sudafrica? Guarda le partite o sta solo macinando chicchi di caffè?" In fondo non importa è importante che crediamo ci sia per potersela prendere con qualcuno e dare la possibilità a chi invece sta a Roma di scaricare il barile allargando le braccia e dicendo di non avere poteri, quando in realtà almeno un potere c'è ed è quello delle dimissioni.

Il potere di Franco Baldini, la sua egemonia è come Mark Caltagirone, ci tiene in scacco da 10 anni ma non sappiamo se esista o meno. Sappiamo solo che proprio come il finto fidanzato di Pamela Prati, abbia destabilizzato mentalmente le sue vittime, i tifosi della Roma sotto tutti i punti di vista. Proprio come l'attrice fidanzata e pronta sposarsi con uno che non ha mai visto e che non esiste, sulle stesse basi illogiche i tifosi romanisti vogliono combattere un fantasma, un fumo grigio, che appena provi a prenderlo sparisce e si dissipa di nuovo nel nulla.

Ieri sera è stata l'ultima battaglia, l'ultimo rigurgito di passione popolare, la resa o se preferite la "morte" dell'ultimo capitano, simbolo e baluardo romanista, Daniele De Rossi. L'ultima battaglia di una guerra impossibile da vincere che ci mette davanti a solo due alternative entrambe scomode: inchinarsi e sottomettersi al nuovo corso o scappare in ritirata disperdendosi.

Quel concetto di Roma non esiste più battuto dalla sua ombra, o se preferite uomo ombra, e proprio come canta il cantante Salmo: "Ho perso quando ho fatto a pugni contro l'ombra". L'ombra siamo noi, pronti addirittura all'estremo atto di masochismo rinunciando allo stadio per fare l'ultimo dispetto a chi comunque da questa storia ne uscirà senza graffi e molto probabilmente, se mai dovesse levare le tende, con il portafoglio molto più gonfio di quando è arrivato.


Dzeko incontrerà il presidente del Fenerbahce. L'entourage del giocatore smentisce

Edin Dzeko interessa al Fenerbahce. Secondo dha.com, il giallorosso potrebbe prendere l'aereo per la Turchia in serata e incontrare Ali Koç, presidente della squadra turca: il merito di far partire le trattative è di Mirsad Turkcan, ds del club.

Edin Dzeko si trova realmente ad Istanbul ed è la stessa Amra Silajdzic, moglie del calciatore, a testimoniarlo con una foto apparso sul suo profilo Instagram ma secondo Sky Sport il centravanti bosniaco sarebbe lì solo in vacanza. Questo è quanto l'emittente satellitare avrebbe appreso dall'entourage del numero 9 giallorosso.


Pellissier: "De Rossi? A volte le società vengono prese da imprenditori che vogliono guadagnare e la classica bandiera non può esserci"

Sergio Pellissier, storico attaccante del Chievo che proprio nel weekend ha concluso la sua carriera calcistica, è stato intervistato da TMW Radio e ha commentato sia il suo addio al calcio giocato che quello di De Rossi alla Roma. Queste le sue parole: 

De Rossi?

"Non l'ho sentito, ma credo di essere stato fortunato nell'avere un presidente tifoso che sa quello che ho dato. Lui mi ha sempre detto che avrei deciso io, mentre in altre società non è sempre così. A volte le società vengono prese da imprenditori che vogliono guadagnare e la classica bandiera non può esserci, perché bisogna fare i propri interessi. Mi dispiace per lui, se avesse avuto un presidente come il mio, avrebbe finito la sua carriera nel suo club quando voleva lui".


Mirante: "Esperienza a Roma fantastica. L'addio di De Rossi? L'ha vissuta bene, noi un pò meno"

Antonio Mirante, portiere della Roma, era presente quest'oggi al premio USSI e ha ricevuto il "Premio Arancio" proprio dalla stampa italiana. Queste le sue parole a margine dell'evento ai microfoni di Sky Sport:

La lucidità di De Rossi ieri sera?

"Credo sia crollato a casa (ride, ndr). Nei giorni precedenti si vedeva l'emozione e l'attesa di quello che poteva riservargli lo stadio. L'ha vissuta bene, noi un po' meno perché ci siamo commossi tutti, compresi i calciatori del Parma, questo dimostra il livello del calciatore". 

Il suo peso nello spogliatoio?

"Riusciva sempre a darci quel qualcosa in più, a motivarci e ad arrabbiarsi nel tono giusto. Mi ha fatto impressione durante la prima in campionato, la sua carica agonistica negli spogliatoi prima di scendere in campo, non avevo mai visto tanta grinta. Dentro quella sua carica c'è l'amore per questa maglia".

Chi potrà essere il suo erede? 

"La Roma, anche vista da fuori, ha sempre avuto l'identità del calciatore romano e romanista. Ci sono giocatori come Alessandro Florenzi e Lorenzo Pellegrini che potranno ereditare questa responsabilità, ognuno con le proprie caratteristiche. L'esperienza che Totti e De Rossi gli hanno lasciato è importante". 

Sul mio futuro?

"Mi auguro che la mia carriera possa continuare il più a lungo possibile. Non mi aspettavo questo finale di stagione da protagonista, sono contento al livello personale di quanto ho fatto. Speravo nella qualificazione alla Champions League, sarebbe stato il finale perfetto, ma dobbiamo ripartire".

Con me in porta dall'inizio saremmo andati in Champions? 

"Apprezzo i complimenti, ma credo sia ingeneroso nei confronti di Robin (Olsen, ndr). Credo che in generale da quando è arrivato Ranieri le cose sono migliorate, ci siamo compattati in mezzo al campo. Non è demerito di Di Francesco, anzi bisogna ricordare il traguardo della semifinale di Champions raggiunta, probabilmente siamo cambiati mentalmente nell'ultimo periodo. I rimpianti per la Champions ci sono, potevamo vincere le partite contro Genoa e Sassuolo ed arrivare tra le prime quattro".

L'ex estremo difensore del Bologna ha parlato anche ai microfoni de Il Romanista:

Sulla stagione?

"Bene. Nel senso che abbiamo vissuto una stagione difficile e contorta. La serata di ieri è stata molto particolare, emozionante per la nostra comunità e soprattutto perché un grande campione e uomo va a giocare altrove. Ancora una volta la nostra comunità ha dimostrato grande attaccamento nonostante la stagione difficile. Per noi è uno slancio per ripartire la stagione prossima".

Il ruolo da titolare?

"È il mio ruolo e lavoro, quello che dovevo fare qua. Ad un certo punto il mister ha deciso di buttarmi dentro e alla mia età non posso permettermi di essere impreparato. Poi si può sbagliare o no, ma a livello di testa non posso sbagliare. Quello che dovevo portare alla Roma era proprio questo. Sono contento di quello che ho fatto in queste partite, di aver contribuito ad un finale migliore".

Quali errori da corregere? 

"Sicuramente sarà l'approccio al campionato, non dobbiamo farci condizionare dalle problematiche di mercato e della stagione appena conclusa. Non dobbiamo neanche demoralizzarci per quello che è successo quest'anno, è successo il contrario l'anno scorso, la Roma arrivava da una stagione esaltante. Sarà importante ripartire con uno slancio giusto. 

Un giudizio sull'esperienza a Roma?

"Fantastica, il nostro ambiente è magnifico. Si pensa che nel mondo del calcio l'ambiente romanista sia pesante, pieno di pressioni, ma per noi è stimolante, è stimolante per me. Lo è stato alla mia età e questo ti fa venire voglia di giocare qualche anno in più".


Per riempire lo Stadio non servono solo tragici addii

INSIDEROMA.COM - ROBERTO CONSIGLIO - Fair play finanziario e soldi: sono queste le basi su cui la proprietà americana ha portato avanti la sua gestione della AS Roma da quando ne è diventata proprietaria nel 2011. Si possono comprare dei giocatori, insomma, ma non prima di averne venduti altri. E questi altri purtroppo, soprattutto negli ultimi tempi, erano i migliori della rosa giallorossa.

Tale visione che ha fatto sì che si prendesse più di qualche scelta non proprio gradita ai tifosi capitolini.

L'ultimo episodio, dal punto di vista cronologico, che rientra appieno in questa ottica, è il mancato rinnovo di Daniele De Rossi, dopo 18 anni di più che onorata carriera con la maglia giallorossa tatuata sulla pelle

Il contratto non è stato rinnovato perchè, secondo le voci provenienti da Boston, il calciatore ha raggiunto una certa età e quindi, almeno secondo i dirigenti della Roma, non è più in grado di dare il proprio supporto alla causa giallorossa.

Lo stadio per l'ultima partita di Capitan Futuro, giocata ieri sera contro il Parma, è andato sold out nel giro di pochi giorni dopo la triste notizia giunta da oltreoceano. Sugli spalti dell'Olimpico, infatti, erano presenti più di 60.000 persone per dare l'addio ad un giocatore che, non solamente per i tifosi capitolini, rappresentava l'ultima bandiera nel mondo del cosiddetto “calcio moderno”.

Per essere presenti ad una partita storica, e non certo per il risultato che si doveva raggiungere sul campo, moltissime persone non hanno badato a spese per assicurarsi uno dei preziosi tagliandi dell'evento sovra-citato. E così facendo hanno dato una mano, almeno dal punto di vista economico, al contestatissimo presidente James Pallotta.

Non è la prima volta che la Roma riesce a fare uno stadio sold-out per salutare uno dei suoi giocatori simboli. Infatti, anche 28 maggio 2017, quando appese gli scarpini al chiodo un certo Francesco Totti, l'impianto romano si presentò, per tale occasione, esaurito in ogni ordine di posto. Insomma, anche in quella data, i tifosi romanisti fecero di tutto per dare il degno saluto ad un'altra loro eterna bandiera. Ed anche allora, proprio come oggi, non mancarono proteste per quanto riguarda il trattamento ricevuto dall'ex numero 10 giallorosso.

Il fatto che vorremmo mettere in risalto in questo pezzo è che la Roma, negli ultimi tempi, ha fatto registrare il pienone allo stadio Olimpico soprattutto in occasioni che definire “tristi” ci sembra più che necessario. Sono, infatti, poche le partite, in cui ci si giocava qualcosa di importante sul campo, che hanno visto una presenza di pubblico adatta a questo tipo di incontri.

Da questo punto di vista potremmo citare due partite di Champions League della scorsa stagione: quella contro il Barcellona nel ritorno dei quarti e quella contro il Liverpool nel ritorno delle semifinali. Ma questi due eventi non sono stati sold-out così a caso: erano, pur sempre, match del più importante trofeo europeo contro avversari che, già dal nome e per i giocatori della rosa, dovunque vadano a giocare richiamano una discreta quantità di pubblico della squadra avversaria.

Noi crediamo che si debba far tornare il pubblico allo stadio sempre, sia contro le squadre più blasonate che contro quelle di più basso profilo, e non solo in determinate occasioni come accaduto, troppo spesso negli ultimi anni. Perchè, alla fine, sia che si giochi contro la Juventus o contro l'Udinese, sempre tre punti in palio ci sono.

Ma come si fa a riportare la gente allo stadio sempre e comunque?

Sicuramente, a parere di chi scrive, non certo smantellando quei concetti di “romanità” e attaccamento alla maglia che, da sempre, contraddistinguono i tifosi giallorossi. D'altronde, i due casi delle partite di Champions Lague sovra-citate, rendono bene il concetto espresso poche righe sopra.

Basta mettere su una squadra che dopo aver dato tutto, sul rettangolo da gioco, riesce, anche con un po’ di fortuna, a raggiungere livelli del genere ed il pubblico romanista, di conseguenza e per tradizione, tornerà in massa allo stadio. La passione dei tifosi capitolini, infatti, non è mai mancata. Tutto questo nel bene e nel male: anche quando la Roma, per i bassi risultati raggiunti, veniva descritta da molti addetti ai lavori con il termine di “Rometta”.

D'altronde la passione sfrenata del popolo giallorosso viene riassunta anche da numerosi cori, cantati durante ogni partita: da “nessun mai ti amerà più di me” a “non c'è donna non c'è fede, perchè io amo solo te” passando per “non smetterò mai di lottar”.

In chiusura, tornando all'ultima partita di De Rossi vogliamo darvi un dato in particolare riguardante la serata: l'incasso dai biglietti del match è stato di oltre 2 milioni di euro, quasi 2,5 milioni.    Questa cifra, paradossalmente, si avvicina molto a quella che percepiva DDR prima che non gli rinnovassero il contratto (3 milioni). Praticamente con una sola partita “di passione” ci si può ripagare quasi l’intero ingaggio di un top player. Chissà, magari con quegli stessi soldi, la società di Boston avrebbe rinnovato il contratto del biondo di Ostia di un altro anno. Questa decisione avrebbe portato ad un addio più graduale di De Rossi, come il suo predecessore Totti, e quindi più accettato da tutti.

Questa è chiaramente una provocazione ma, dal momento che“business is business”, non capire che per riportare la gente allo Stadio (e aumentare gli incassi) servono emozioni (possibilmente positive e non legate a tragici addii) è un errore da imprenditori alle prime armi e non da chi ha fatto dello slogan di cui sopra un mantra da seguire irrimediabilmente.