Serie A, cade il Cagliari in casa dell'Udinese. Bianconeri vittoriosi per 2-1

L'anticipo del sabato di Serie A, giocatosi in Friuli tra Udinese e Cagliari, è terminato con il risultato di 2-1 in favore dei bianconeri.
Ad aprire le marcature è stato De Paul al 39', con il Cagliari che non ha mollato e spinto per trovare il pareggio.
Pari che è arrivato all'84' con Joao Pedro; ma è stato tutto inutile poichè Fofana dopo appena 60 secondi (85') ha riportato davanti l'Udinese siglando il gol della vittoria.


La rivincita è un piatto che va servito freddo

(MASSIMO PAPITTO - INSIDEROMA.COM) - Mi ricordo tutto. Ho questo grande difetto e mi ricordo che a Firenze lo scorso anno nel corso della nefasta partita di Coppa Italia giocata dalla Roma, i viola facevano torello e irridevano i giocatori giallorossi spazzati via da una competizione nazionale stramaledetta in questi anni da un punteggio umiliante.

In quella serata, durante tutta quella esibizione negativa e poi nell’ancora più triste post-partita, alzi la mano chi non sognava prima o poi una rivincita sportiva nei confronti della viola.

L’uomo della rivincita ha il nome di Paulo e il cognome di Fonseca. Il vero stratega di questa Roma che nelle ultime dieci partite di campionato ne ha vinte otto, pareggiata una con la capolista Inter e persa una, per stanchezza a Parma.

Un ritmo da scudetto e peccato per quell’inizio di campionato stentato dove l’allenatore ha dovuto pagare per forza l’adattamento ad un nuovo calcio, quello italiano, ancora sconosciuto per lui. Detto questo però ora niente è precluso.

Il ritmo davanti non è forsennato, il campionato sembra molto più equilibrato e lascia spazio a sogni fino a qualche mese fa molto proibiti. D’altronde se non competi per il massimo obiettivo che cosa competi a fare? Il mister Fonseca insegna questo mentre ci sta consegnando una Roma straordinaria per gli occhi e in linea con gli obiettivi stagionali che sono il rientro in grande stile nella prossima Champions League.  

Lo stratega portoghese sta facendo vedere un calcio propositivo, mai arrendevole, mai banale e sta facendo rendere al meglio calciatori dal talento straordinario come Lorenzo Pellegrini e Nicolò Zaniolo.

Ieri il 7 giallorosso è stato un professore in campo, ha illuminato e trovato spazi che nessuno troverebbe mai. Il 22 poi ha chiuso la partita baciando ancora una volta la maglia giallorossa. Un atto d’amore che di questi tempi è un diamante nel deserto.

La Roma è viva. Ha ritrovato l’anima, la voglia di giocare, di lottare e  di vincere condotta anche da un Dzeko rigenerato e decisivo. I meriti sono sempre di quel signore portoghese che è un uomo solo al comando. Il 2020 promette cose belle. Non smettiamo di sognare. Buon Natale romanisti.  


Juan Jesus: "Grato alla Roma per come agisce contro il razzismo"

Juan Jesus, difensore della Roma, è stato il protagonista della settima puntata di Saudade, programma in onda su DAZN brasiliano. Ecco le sue dichiarazioni in merito alla tematica del razzismo:

«Non è una cosa che succede sempre, ma a volte qualcuno scrive frasi razziste. Devo sempre vestirmi bene, perché se indosso la felpa, la gente mi guarda già con occhio diverso, solo per il colore della pelle. Sono grato alla Roma perché hanno fatto la cosa che sarebbe dovuta essere fatta. Sono passati due mesi da quando mi è stato scritto il messaggio, "Spero che tu muoia, vai allo zoo". Sono arrivato al punto in cui dovevo far emergere questa storia, ho parlato con Roma, dovevo fare qualcosa, perché ciò non è possibile».


Serie A, Inter-Genoa 4-0. I nerazzurri raggiungono la Juve

Dopo due pareggi consecutivi, l’Inter ritrova la vittoria. I nerazzurri battono con un netto 4-0 il Genoa di un Thiago Motta, ormai probabilmente agli sgoccioli della sua avventura sulla panchina rossoblu. Apre le marcature Lukaku con un colpo di testa, poi segnano Gagliardini ed Esposito, e le chiude sempre il belga con un tiro da fuori area che si insacca all’incrocio dei pali. 


Pallotta: “Molto orgoglioso dei giocatori e di Fonseca dopo la vittoria di ieri"

Il presidente della Roma, James Pallotta, ha commentato su Twitter la vittoria dei giallorossi contro la Fiorentina. Queste le sue parole:

“Molto orgoglioso dei giocatori, di Fonseca e di tutto il suo staff dopo la vittoria di ieri contro la Fiorentina. Una grande prestazione e un ottimo modo per finire l’anno. Buon Natale e buon anno nuovo”.


L’Aeroplanino sceglie la rotta

IL MESSAGGERO - Il 2019 non è stato un anno felice, né fortunato per noi. A parte il valzer degli allenatori, da Di Francesco a Ranieri, a Fonseca, questo rischia di essere ricordato come l’anno della liquidazione dei “tre capitani”. Due di loro, Totti e De Rossi, hanno rotto con la Roma, anche se Francesco resta simbolo a vita, anche se in esilio. Il terzo, Florenzi è il caso del momento,ma il fatto che la Roma voglia liberarsi del suo ingaggio è chiaro da tempo, da quando Fonseca ha cominciato a tenerlo fuori per misteriosi motivi tecnici. [..] Stasera sarà Montella, un altro ex maltrattato a decidere la classifica della Roma.


Roma, la notte della verità

IL MESSAGGERO - Vincenzo Montella, ex giallorosso (centravanti e allenatore), si gioca il posto contro la squadra con cui ha da sempre il legame più forte. La Roma, però, non è certo nella condizione di ricambiare l'affetto in campo. Fonseca è appena salito al 4° posto, staccando le principali rivali che attualmente sono soprattutto il Cagliari (-3) e l'Atalanta (-4). In più ha seminato il Napoli (-11) con i 19 punti conquistati negli ultimi 8 match, raccolto decisivo per entrare in zona Champions.

«Dobbiamo essere molto concentrati per affrontare la Fiorentina che ha giocato una buonissima partita contro l'Inter», avverte il portoghese. Non gli interessa che cosa accadde, invece, il 30 gennaio nell'ultima visita al Franchi, nel quarto di finale di Coppa Italia. Il 7 a 1 è ancora nella testa di qualche giocatore (7 dei 21 convocati vissero quell'umiliazione: Florenzi, Fazio, Kolarov, Pellegrini, Zaniolo, Dezko che fu espulso e Fuzato che rimase in panchina), ma non appartiene all'allenatore. «È sempre difficile per la Roma a Firenze. Ma con i calciatori non ho parlato di quella gara». Si dedica solo al presente per chiudere bene il 2019. Così recupera Smalling, subito in vantaggio su Fazio, e lascia a casa Kluivert, fuori dal 1° dicembre.


Zaniolo e un destino con 50 sfumature viola

IL MESSAGGERO - Il sassolino dalle scarpe se l’era già tolto l’11 giugno del 2017, andando a segno (con la maglia dell’Inter) nella finale Primavera contro la Fiorentina. Nel 2016 l'addio al club viola dopo 9 anni di settore giovanile. Un brutto colpo per Nicolò Zaniolo. Papà Igor ottiene invece lo svincolo e ha la felice intuizione di farlo ripartire dall’Entella. Il resto è storia recente.

Del resto Firenze è nel suo destino se si pensa che prima di debuttare in Champions (19 settembre 2018) e in campionato (26 settembre 2018) venne convocato a sorpresa in nazionale dal ct Mancini a Coverciano, che dista dal centro città un quarto d’ora in auto.


Friedkin pressa: «Tocca a Pallotta»

IL TEMPO - AUSTINI - «It's up to him». Tocca a lui. Che sarebbe James Pallotta, fino a ieri ancora restio ad accettare l'offerta ricevuta per vendere la maggioranza della Roma. È il messaggio della famiglia Friedkin, per spiegare perché non si è ancora sbloccata la trattativa, che difficilmente, però, salterà per qualche decina di milione di euro.

La differenza tra offerta e richiesta non è enorme. C'è, ma si può colmare. L'affare è in piedi e da qualche settimana procede in modo meno spedito, perché chi deve vendere non molla un centimetro sul prezzo e chi vuole comprare è irritato per l’attesa. Stando a quanto raccontano fonti vicine al dossier, «i Friedkin intendono avviare un piano industriale a lungo termine per la Roma. Non hanno impostato questo investimento secondo logiche finanziarie da hedge fund, puntando quindi a rivendere l’asset tra pochi anni. Credono nelle potenzialità del team e del brand giallorosso e sono interessati a immettere liquidità nel club per farlo crescere. Lo stadio viene dopo. L'offerta presentata è completa e comprende una generosa valutazione della società, la copertura del debito e soprattutto l'iniezione di capitale di cui necessitano società e squadra per rafforzarsi. Quello che è in discussione è solo la parte spettante agli attuali azionisti, non quanto andrebbe alla Roma». Tradotto: non c'è accordo sulla cifra che Pallotta e i suoi soci dovrebbero incassare.Ma se l’attuale presidente non si è ancora deciso a cedere il timone della Roma, gli altri soci sono invece fermi sulla loro posizione: è arrivato il momento di vendere. E chi segue da vicino la situazione sul fronte Pallotta, è convinto che i vari Ruane, D'Amore, Edgerley e Starwood a breve lo convinceranno ad accettare l'offerta di Friedkin.

Dan, il nr.1 del gruppo, si trova da una settimana a Long Beach in California e attende sviluppi. Il figlio Ryan è coinvolto e impaziente quanto lui, visto che si occuperebbe in prima persona della gestione della Roma. Pallotta sta per spostarsi a Miami: dalle due coste degli States si deve trovare un punto d'incontro che difficilmente arriverà ormai prima di gennaio, quando gli acquirenti potrebbero ripresentarsi fisicamente nella Capitale. Il viaggio è già programmato e coinciderebbe col momento decisivo del deal.

Al momento, è questa l’unica trattativa in piedi anche se si sono registrate altre manifestazioni d’interesse. Ad esempio, oltre un anno fasi è fatto avanti il fondo d’investimento inglese CVC, che si era mostrato pronto a soddisfare le richieste di Pallotta, arrivando a pagare la Roma più di quanto ora spenderebbe Friedkin. Ma dopo alcuni incontri gli inglesi si sono fermati. Adesso il texano vede davanti a sé la strada libera. E vuole tagliare il traguardo in fretta, anche perché c'è bisogno di avviare le pratiche per l'aumento di capitale da 150 milioni già deliberato: potrebbero servire fino a tre mesi per completare le procedure. Prima si parte e meglio è. Per il bene della Roma. 


La Roma chiude l'anno con Smalling e Florenzi

IL TEMPO - BIAFORA - A novanta giri di lancette dal termine del 2019 calcistico la Roma andrà in scena al Franchi, casa della Fiorentina, per proseguire nel buon momento di forma - tre vittorie ed un pari con l'Inter nelle ultime quattro partite in campionato per i giallorossi - e per riscattare il cocente 7-1 subito in Coppa Italia a fine gennaio.

La squadra di Fonseca si presenterà in Toscana priva di Kluivert, ancora dolorante per l’ematoma subito nella sfida con il Verona (“«on è pronto, è meglio non rischiarlo in questa partita. Dobbiamo - le parole del mister che ha voluto brindare al nuovo anno insieme ai giornalisti - aspettare più tempo per recuperarlo totalmente»), Pastore, Mirante, Cristante, Santon e Zappacosta, ma in extremis ha ritrovato Smalling, uno dei pilastri della formazione.

Il centrale inglese ha svolto un provino mercoledì aggregandosi al gruppo perla parte finale dell'allenamento e non ha avvertito fastidio al ginocchio, un problema che gli aveva fatto saltare le partite con Wolfsberger e Spal. Il numero 6 dei capitolini, viste le buone sensazioni, ha forzato durante la rifinitura di ieri ed è andato tutto liscio: Fonseca, che non si è sbilanciato sul suo impiego,  lo ha inserito nella lista dei convocati ed è pronto a gettarlo nella mischia accanto a Mancini, che tornerà a difendere la porta di Pau Lopez dopo aver scontato un turno di squalifica.

Chi è destinato a giocare la terza partita di fila da titolare è Florenzi, che ancora una volta ha vinto il ballottaggio con Spinazzola: «Leonardo sta bene, è solo un’opzione tecnica. Io devo solo - ha chiarito il tecnico portoghese in conferenza - pensare alla Roma che per me è la cosa più importante. Capisco questo tipo di problema relativo agli Europei, ma sono qui come allenatore della Roma e devo solo pensare a quello che è meglio per la squadra». Il capitano giallorosso ha risca valcato il compagno di reparto nelle gerarchie e completerà la retroguardia insieme a Kolarov: le scelte di Fonseca mescolano le carte del mercato, perché se Florenzi dovesse continuare a giocare con continuità anche alla ripresa del campionato dopo la sosta natalizia, non ci sarebbero più i presupposti per pensare ad un addio. Uno scenario che un mese fa sembrava quasi scontato per non perdere il posto con l’Italia.

Dal centrocampo in sù la Roma sarà la stessa che ha battuto la Spal. In mediana Diawara e Vertout sono inamovibili e dovranno fare l’ultimo sforzo prima del rientro di Cristante, davanti sarà Dzeko a guidare i compagni, con Perotti, Pellegrini e Zaniolo sulla linea dei trequartisti. L'esterno argentino ha dimostrato di essere in palla e Mkhitaryan può essere la carta decisiva da giocare a gara in corso: «Sappiamo - il monito di Fonseca - che una partita a Firenze è sempre difficile per la Roma. Loro hanno una buona squadra, con giocatori molti forti che hanno fatto una bellissima partita contro l'Inter».  In casa viola, Montella, che non vince in casa dal 6 ottobre, non avrà Chiesa e deve fare i conti con un Badelj acciaccato: a centrocampo spazio a Benassi, davanti ci sarà la coppia Vlahovic-Boateng. Sarà un'autentica battaglia, nessuno vuole mangiare un panettone amaro.


I fantasmi del 7-1 non agitano la Roma, Fonseca: «Siamo pronti». Pallotta-Friedkin: è gelo

LA GAZZETTA DELLO SPORT - L’ultima volta fu una bufera. Finì 7-1, era il 30 gennaio scorso e nei quarti di finale di Coppa Italia la Fiorentina spazzò via la Roma di Di Francesco e Monchi. Paulo Fonseca si è invece limitato all'attualità con la squadra: «Non ne abbiamo parlato, nessuna parola a riguardo. Sappiamo che la partita a Firenze è sempre difficile per la Roma. Penso che sarà una sfida molto difficile, perciò sappiamo che dobbiamo essere molto concentrati». Sul mercato il tecnico non si sbilancia, anche se Pinamonti sta perdendo quota a vantaggio di Mariano Diaz (si parla di un possibile prestito).

Sullo sfondo la partita fra il presidente Pallotta e Friedkin, descritto come stupito e deluso per la mancata risposta all'offerta da 750 milioni. Tra le parti ora è stallo, ma la trattativa non è chiusa, anche perché il fondo Starwood, socio di Pallotta, preme per uscire. 


Commisso e Pallotta, presidenti in testacoda

LA GAZZETTA DELLO SPORT - La differenza, in fondo, sta tutta nelle radici. Rocco Commisso e James Pallotta, presidenti venuti dall’altra parte dell’Oceano per far innamorare Fiorentina e Roma, arrivano alla loro prima sfida con un seguito popolare completamente diverso.

A Commisso le distanze non piacciono, visto che in sei mesi è già stato quattro volte a Firenze e sta per comprarvi casa. Tutto il contrario di Pallotta, che ormai manca da Roma da 555 giorni. Commisso è entrato nella Fiorentina con l’aria da Pinocchio nel Paese dei Balocchi. Firenze gli ha «perdonato» anche il tifo giovanile per la Juventus. Pallotta, invece, non ha peccati da farsi perdonare, ma solo l’amore tiepido dell’uomo d’affari che – pur avendo fatto crescere la società – si tuffa sì nella fontana di Piazza del Popolo dopo la vittoria sul Barcellona, ma vende i migliori senza vincere nulla, favorendo l’addio di due bandiere come Totti e De Rossi e guadagnandosi così l’antipatia eterna dello zoccolo duro del tifo.

In comune, però, i due presidenti hanno diverse cose: ad esempio, furibonde ire quando sono insoddisfatti, lotta senza quartiere al razzismo e (soprattutto?) voglia di uno stadio di proprietà.