Problemi fisici e diversi errori. Florenzi, la fascia è senza sorriso

IL MESSAGGERO - CARINA - Un momento difficile, dal quale Florenzi deve uscire da solo. Inutile girarci intorno: la doppia esclusione col Milan (prima dall'undici di partenza e poi a gara in corso, quando Spinazzola ha chiesto il cambio) ha sorpreso non poco. Come la motivazione fornita da Fonseca nel post-gara: «Ho pensato che dovevamo difendere bene, quindi ho messo un giocatore veloce come Cetin. Florenzi? Non ha nessun problema, è stata soltanto una mia scelta tecnica». Parole inequivocabili. Come quello striscione, apparso a sorpresa il giorno del debutto in campionato contro il Genoa, che sembrava aver cancellato di colpo la precedente stagione deludente, culminata con il fallo da rigore commesso nei supplementari a Oporto, che di fatto aveva eliminato la Roma dalla Champions (al netto del penalty non fischiato su Schick). Ne erano seguite critiche aspre, mediatiche e ambientali, senza contare le parole (o quelle non dette) da Totti nel giorno del suo addio. Tutto, però, sembrava esser stato spazzato via da quei 20 metri di stoffa, esposti dalla Curva Sud il 25 agosto: Avanti con la tradizione della fascia a un romano. Al fianco di Florenzi capitano'. Alessandro è così ripartito. Ma presto ha dovuto fare i conti col campo.

ERRORI A RIPETIZIONE Già col Genoa, rimane coinvolto nel terzo gol rossoblù di Kouamé, sbagliando la diagonale. Errori che si ripetono: in difficoltà a Bologna, contro l'Atalanta non chiude su de Roon in occasione del raddoppio dell'Atalanta. Arriva il primo appunto indiretto del tecnico: «Sul 2-0 non abbiamo fatto quello che dovevamo». I primi di ottobre, una fastidiosa influenza lo tiene fuori sia con il Wolfsberger che con il Cagliari e lo costringe a rinunciare anche alla nazionale. Quando torna in campo dopo la sosta, delude a Genova. Il resto è storia recente: in Europa League si accomoda in panchina e quando entra, diventa lo spot migliore della legge di Murphy («Se qualcosa può andar male, lo farà»). Prima dell'abbaglio di Collum, ha la palla del 2-0 a tu per tu con Sommer ma calcia a lato. Tre giorni dopo, la doppia esclusione col Milan. Domani c'è la trasferta di Udine. Proprio in Friuli, tre anni e mezzo fa (marzo 2016), un suo (bel) gol fu decisivo (2-1). Anche quel giorno, con Totti e De Rossi in panchina, Florenzi era capitano. Corsi e ricorsi. Magari stavolta utili per invertire il trend.


Zaniolo, il tuttofare dell'attacco giura amore alla Roma. E punta al gol fuori casa

GAZZETTA DELLO SPORT - Il bacio alla maglia della Roma è arrivato sotto lo sguardo di Fabio Paratici, ds della Juventus in tribuna all'Olimpico per Roma-Milan. Il gesto di Nicolò Zaniolo sembra essere quasi un messaggio per il futuro. Come dire: io a Roma sto bene, eccome.

I tifosi sono dalla sua parte, una prova è stata la polemica scatenata dalle parole di Fabio Capello di mercoledì scorso. Curiosità: Nicolò ha fatto centro finora soltanto all’Olimpico, cosa che sposta l’interesse già sulla trasferta di domani contro l’Udinese, in attesa della prima rete segnata lontano da casa. La popolarità sta facendo avvicinare all’agente e alla famiglia proposte interessanti da agenzie pubblicitarie, ma occorrerà sempre un controllo sul modo di veicolare le informazioni. Infatti la Roma ha chiesto che sia lui sia la sua famiglia evitino di esprimersi su temi «sensibili» (per il club) sui social o altrove, tant’è che mamma Francesca ha anche declinato alcuni inviti in tv.


Il club: aumento di capitale per 150 milioni

LEGGO - BALZANI - L’aumento di capitale è stato approvato, e in quanto all’ingresso di nuovi investitori l’ad Fienga è chiaro: «Non c’è stato alcun contatto col gruppo Friedkin». Queste le due notizie più importanti emerse ieri durante un’assemblea degli azionisti bollente. L’aumento di capitale sociale riguarda un ammontare massimo di 150 milioni «destinato alla copertura del fabbisogno finanziario». E quindi non spendibile sul mercato.

Tema caldo anche l’addio di Totti e De Rossi. «La squadra non si è indebolita - spiega Fienga -. La società ha subito le loro scelte, non le ha prodotte. A Totti vogliamo bene, ma non fa più parte del gruppo della Roma. Rispettiamo la sua scelta. Se un giorno si volesse riavvicinare…». Infine Baldissoni: «L’iter stadio è alle fasi conclusive».

 

 


Roma di scorta: Mancini, Pastore e Perotti, le tre mosse vincenti di Fonseca

LEGGO - BALZANI - C'è una frase di Seneca nelle lettere a Lucilio che Fonseca deve aver sottolineato in rosso: «Le difficoltà rafforzano la mente, come la fatica rafforza il corpo». Nell'emergenza più totale, di mente e corpo tra errori arbitrali e infortuni, infatti il portoghese è riuscito a tirar fuori dal cilindro le idee e le motivazioni giuste anche da chi non sembrava più utile alla causa.

Nasce così l'intuizione Mancini, il ragazzo di Pontedera che a Trigoria ha stupito tutti per intelligenza e capacità. Servono queste doti per saper interpretare un ruolo inedito: quello di tre e mezzo, di mediano davanti alla difesa che in fase di impostazione si aggiunge alla linea dei due centrali. Dopo l'esperimento col Borussia è arrivata una partita quasi perfetta col Milan per Mancini che ieri a Dazn ha ricordato Astori: «Ho scelto il 23 perché l'ha avuto Davide. Era una persona fantastica e a pensarci oggi a distanza di poco tempo fa sempre male. Fonseca? Il suo gioco mi esalta, il salto da Bergamo a Roma è stato grande».

Non così tanto da impedirgli di conquistare gli applausi dell'Olimpico. Che domenica sera sono scrosciati per un altro uomo di scorta destinato a diventare protagonista inatteso dopo mesi di fischi e prese in giro: Javier Pastore. El Flaco ha giocato senza avvertire dolore 3 gare di fila e ha vissuto un processo di crescita culminato con la grande prestazione contro il Milan in quel ruolo (trequartista) in cui è esploso tra Palermo e Parigi. L'altro argentino in cerca di riscatto è Perotti che dopo un anno di calvario è tornato a far ballare il tango alle difese. El Monito non ha ancora i 90', ma nel gioco di Fonseca può diventare devastante. «Il peggio è alle spalle, ma ora vinciamo con l'Udinese o tutto sarà vano. Mancini? Ha dimostrato personalità».

Risposte da uomini che hanno permesso a Fonseca di accorciare a -1 sul Napoli e a occupare il 1° posto in Europa League nonostante le calamità (18 ko e arbitraggi discutibili). Un lavoro importante quello di Paulo che ha adottato scelte forti come l'esclusione di capitan Florenzi o la rinuncia a Rodwell e Buchel, i due svincolati in prova a Trigoria. Le prestazioni di Mancini e i progressi di Pellegrini (tornerà a fine novembre) e Diawara (pronto dopo la prossima sosta) sono deterrenti importanti. Domani con l'Udinese, in un calendario folle che poi vedrà la Roma impegnata col Napoli, ci saranno poche novità: turno di riposo per Pastore e dentro Kluivert con Zaniolo al centro. Per quest'ultimo è arrivato il dietrofront di Capello: «Sono stato frainteso. Nicolò è un talento vero».


Paulo, mister coraggio

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Ha traballato, appena un po', ma alla fine non ha perso la testa, questo va detto. Paulo Fonseca nell'ultimo periodo è apparso molto provato, in difficoltà per ciò che stava accadendo alla squadra, tra qualche pareggio inaspettato, i tanti infortuni e la sensazione, ormai vinto dalla sfortuna, di non poterne uscirne. I bravi allenatori, si va dicendo, si vedono nelle difficoltà, sono quelli che trovano la soluzione. Quando ti mancano tutti, o quasi, i centrocampisti, o pensi di affidarti a qualche svincolato/stagionato (sic) o il centrocampista te lo fai in casa. Lui ha creato Mancini e su di lui ha ridisegnato la squadra in un 4-1-4-1; un po' di anni fa Spalletti, sempre in periodo di grande emergenza, ha tirato fuori dal cilindro Totti centravanti e Perrotta trequartista, ma soprattutto quella bella Roma del 4-2-3-1 del 2005. Oggi, Fonseca, ha la forza di andare avanti con quelli che ha e il coraggio di rinunciare a uno tra Rodwell e Buchel, che non verranno tesserati.

AZZARDO Quel coraggio che sarebbe dovuto arrivare dai calciatori, tanto invocato dall'allenatore portoghese, è arrivato da Fonseca stesso, che ha saputo lavorare pure sulla testa della squadra, specie dopo la deprimente partita di Genova contro la Sampdoria. Lì è stato toccato il fondo: zero gioco, zero anima, zero di tutto. Paura, altro che coraggio. «Giocando così non si va da nessuna parte», disse al gruppo il giorno successivo alla sfida di Marassi, Paulo. Per rivedere un calcio logico ci voleva prima di tutto lo spirito, l'anima, il sentirsi squadra, al di là di chi in quel momento non c'era. E in questo si è appoggiato ai leader dello spogliatoio, a Dzeko, che sta facendo gli straordinari (gioca con la maschera e specie a Genova a rischiato molto), a Veretout, che cresce di partita in partita, sempre più con consapevolezze da leader, a Kolarov, pure lui sta scaricando il polmone, ma dovrà andare avanti ancora. La Roma ha ricominciato un campionato, con un abito diverso. Sia nella partita contro il Mönchengladbach sia in quella con il Milan, già si sono notate le differenze. L'altra sera si è rivisto pure un buon calcio, con molte occasioni in più create rispetto alla sfida di coppa. Nella fase più critica, Fonseca ha dato una mano pure ad altri calciatori, che sembravano persi. Pastore, ad esempio, almeno quello visto con il Milan, oggi sembra un altro. E' un giocatore, contestualizzato in un gruppo. Javier va gestito, ma potrebbe diventare una risorsa in più quando rientreranno tutti, mentre adesso è da considerare quasi un elemento indispensabile. Pure a Trigoria - dopo un anno di dubbi - hanno cominciato a sorridere, ripensando all'ingente investimento fatto su di lui. Ovvio, l'argentino ha mostrato nei mesi precedenti una certa fragilità muscolare, che non lascia tranquilli. Lui ha fatto sapere di aver trovato in Fonseca l'allenatore giusto per risorgere. Il tecnico sta coinvolgendo tutti, vedi il continuo ricorrere ad Antonucci, Santon e nell'ultima partita pure all'esordiente Cetin.

PSICOLOGO Fonseca è stato psicologo ma non solo: ha pian piano sistemato tatticamente la difesa, che appare più solida con Smalling ormai guida del reparto. Adesso si tratta di dare continuità ai risultati, e in questo serve ancora più sacrificio da parte dei calciatori. Udine e poi Roma-Napoli, sei punti per dire di aver passato con successo la brutta nottata. Ciò che sta succedendo alla Roma e quello che si avverte in molti calciatori, si capisce dalle parole di Gianluca Mancini rilasciate a Dazn. «Il senso di appartenenza è grande e noi giocatori dobbiamo dimostrarlo, bisogna appartenere alla maglia per cui giochi, quella per cui la domenica vai in campo per fare risultato. Bisogna dare il massimo di te stesso per fare bene. La pressione ci deve essere ma deve essere positiva, una pressione per aiutarti a migliorare. Il salto è stato grande, perché Bergamo è più piccola di Roma. Avverto questa differenza, ma la vivo serenamente». Ora si vede, non solo in lui.


Smalling potrebbe tornare in Inghilterra a fine stagione

Chris Smalling piace a Petrachi. Il direttore sportivo giallorosso si sta mobilitando per il riscatto, ma secondo Sky Sport, il difensore inglese potrebbe far ritorno allo United a fine stagione.


Rodwell e Bucher non fanno colpo su Fonseca

La Roma ha testato Jack Rodwell e Marcel Buchel. Secondo il portale Gianlucadimarzio.com, non hanno convinto e nessuno dei due verrà tesserato. Mancini accanto a Veretout ha fatto colpo su Fonseca: la società continuerà con il giallorosso fin quando torneranno Pellegrini, Diawara e Cristante.


Mancini: "L'idea di gioco di Fonseca mi entusiasma. Roma è la Roma"

Gianluca Mancini, difensore della Roma, ha parlatom ai microfoni di Dazn in vista di Udinese-Roma:

Hai qualche scaramanzia prima di entrare in campo?
No, non ho scaramanzie particolari. Magari metto prima lo scarpino destro dove c’è il nome della mia compagna e poi il sinistro. Cose così, semplici”.

Fonseca ha un calcio che vuole una difesa alta e, quando si perde il pallone, si va subito alla riconquista nella metà campo avversaria. È una cosa che vivevi anche all’Atalanta?
Sì, la vivevo in maniera diversa. L’intensità degli allenamenti è simile a quelli di Bergamo, ma il modulo e il modo per andare a prendere gli avversari, le scalate, sono sicuramente diverse. L’idea del gioco del mister è una cosa che mi entusiasma e mi piace perché nel calcio di oggi l’intensità è padrona”.

Hai contro Lukaku: come ti comporti? Gli dai il corpo oppure no?
Assolutamente no. Lukaku vive di quello, è forte fisicamente. Un braccio a distanza e cerchi di rubargli il tempo il prima possibile, al primo controllo, non farlo girare

I più difficili da marcare sono i più piccolini secondo te. Con loro come ci si comporta?
Con loro devi partire tutta la settimana con concentrazione alta. Pensare durante gli allenamenti a un tuo compagno di squadra, pensare che sia uno di loro, e iniziare già a studiare i movimenti che verranno fatti domenica. In partita un difensore deve avere concentrazione altissima, con loro magari devi temporeggiare prima, l’anticipo lo devi cercare quando sei veramente sicuro perché se ti sgusciano e vanno via sono difficili da prendere. Se devo scegliere, preferisco marcare quello un po’ più grosso perché vado sullo scontro fisico me la posso giocare, anche sulle palle alte. Quelli più piccolini danno sicuramente un po’ più di fastidio”.

Su Trigoria.
Qui al piano superiore ci sono le nostre camere dove dormiamo ad ogni ritiro prima di giocare in casa, oppure se torniamo tardi la sera da una trasferta in Europa. Passiamo molto tempo in camera. Quando giochiamo in casa ci alleniamo, pranziamo, poi abbiamo qualche ora libera e ritorniamo per cena, poi stiamo tutta la sera e fino alla partita in camera. La viviamo bene, ci sono tv, poca Playstation, leggiamo libri…”.

Cosa leggi?
(ride, ndr) Come comportarsi con le persone, perché a volte sono un po’ istintivo…”.

Hai mai pensato a iscriverti a un corso di laurea in psicologia?
No no, non esageriamo!”.

I giornali li leggi?
No, pochi giornali. Non leggo social, posto qualche foto dopo le partite. Sono molto timido, anche se non sembra. Non amo generalmente fare interviste”.

Qui le radio sono sempre accese.
Per 24 ore. Prendi un taxi a Roma e parlano di Roma. Sono molto calorosi”.

Su Roma e la Roma.
Una volta ho letto che Roma è l’unico posto in cui ti perdi e sei contento, perché scopri cose nuove. È veramente così. Io ero venuto con la mia compagna 5 anni fa, l’avevamo visto, ma ora viverci… Magari due anni fa immaginavamo di viverci, ma le dicevo ‘Ma che stai dicendo?’. È qualcosa di unico per la città e per la gente, molto calorosa. Ti vedono in giro e ti urlano ‘daje’, fa piacere, è molto bello. Roma è la Roma, la squadra è la Roma, i colori giallorossi, quelli delle persone che sono passati qua, dai vari Totti, De Rossi… Sono tutte cose per uno come me che ha sempre visto tanto calcio è qualcosa di unico”.

Senti una responsabilità in più a indossare questa maglia? L’esigenza intorno del pubblico, il senso di appartenenza esiste davvero per questa maglia?
Certo, esiste. Il senso di appartenenza è grande e noi giocatori dobbiamo dimostrarlo, bisogna appartenere alla maglia per cui giochi, quella per cui la domenica vai in campo per fare risultato. Bisogna dare il massimo di te stesso per fare bene. La pressione ci deve essere ma deve essere positiva, una pressione per aiutarti a migliorare. Il salto è stato grande, perché Bergamo è un po’ più piccola di Roma. Avverto questa differenza, ma la vivo serenamente”.

Tornando alle giovanili con la Fiorentina, la preparazione della gara è sempre la stessa per te o è cambiato qualcosa?
No, è cambiato tutto. Oggi Gianluca professionista è un’altra persona. A quel tempo la vivevo in maniera tranquilla: andavo a scuola, vedevo gli amici e giocavo, sempre con l’obiettivo di arrivare. C’era già un’impostazione, ma finché non sono arrivato a Bergamo non l’avevo capita. Nei primi mesi in serie A a Bergamo ho capito che per stare in Serie A e rimanerci devi cambiare totalmente. Oggi sono un professionista, vivo per il calcio oggi: dormire bene, mangiare bene, riposare, fare lavori preventivi, se serve qualche massaggio e dedicarmi solo a questo sport”.

Com’è andata la prima convocazione in Nazionale?
È stata molto bella, mi sembrava come quando sono passato dalla Primavera della Fiorentina alla prima squadra. Ero in Under 21 e mister Di Biagio mi disse che il c.t. Roberto Mancini mi aveva convocato. Andai fuori di me, chiamai subito i miei genitori, la mia compagna. Dicevo ‘Io in Nazionale?! Veramente?”. Sono andato in Nazionale, mi sono ritrovato davanti Chiellini, Bonucci, Verratti, Florenzi… gente che io tifavo con i miei amici agli Europei e ai Mondiali. A un tratto mi sono ritrovato lì, è stato bellissimo. A Firenze andavo in prima squadra, tanti mi prendevano in giro dicendo che ero il figlio di Mancini. Anche in Nazionale il mister mi fece una battuta sul cognome. Mi disse ‘Ti chiami come me, devi portare in alto il nostro cognome’. Lì gli ho confessato che tanti credevano fosse mio padre”.

Sei molto legato al 23.
”.

Sai chi l’ha indossato quel numero qui a Roma?
Qui a Roma sì, quando arrivai scelsi quel numero e la prima cosa che pensai fu questa. Perché l’ha avuto Davide Astori. L’ho conosciuto per due mesi in ritiro a Moena con la Fiorentina. Ci sono state tante persone che hanno parlato bene di lui e se tante persone parlano bene di uomo, significa che quell’uomo lì era veramente speciale. Era una persona fantastica e a pensarci oggi a distanza di tempo, poco tempo, fa sempre male. È sempre un colpo al cuore”.

La tua compagna?
Per le persone che amo do tutto me stesso. Piuttosto mi taglio tutte le dita per farli felici e farli vivere bene. La mia compagna? Con lei ho un rapporto fantastico, la conosco da tantissimo tempo, stiamo insieme da 5 anni e vivevamo a 10 minuti dai nostri paesini. Ci siamo presi che eravamo bambini, abbiamo fatto tante esperienze da soli. Io sono andato a Perugia e facevamo cose che a 18-19 anni non fai, come pagare una bolletta, firmare assicurazioni, andare in banca… Vivo con molta passione l’amore per lei”.

Ti dà qualche consiglio?
Consigli pochi, ma li critica sempre. Dopo Bologna l’avevo chiamata ed ero arrabbiato. Mi disse che non dovevo essere arrabbiato e che dovevo stare zitto e tornare a casa, è molto critica nei miei confronti. È forte anche in questo”.


Allenamento Udinese, scarico per chi ha giocato ieri. Possesso palla e finalizzazione per gli altri

L'Udinese, prossima avversaria della Roma, si è allenata in vista del match di mercoledì sera. Questo il report della seduta pubblicato sul sito udinese.it:

"Bianconeri in campo al mattino quest'oggi.
Al Bruseschi lavoro tecnico sul possesso palla e sulla fase di finalizzazione per i giocatori non impiegati ieri.
Per concludere la seduta partitella a tema 7 contro 7 a campo ridotto.
Si è rivisto sul rettangolo verde Jens Stryger Larsen che ha svolto un allenamento personalizzato anche con il pallone. Le condizioni del danese sono in netto miglioramento.
Il resto del gruppo ha svolto un lavoro di scarico in palestra".


Visite di controllo positive per Diawara e Pellegrini

Lorenzo Pellegrini ed Amadou Diawara si sono sottoposti in mattinata a delle visite di controllo per capire a che punto fosse il loro percorso di recupero. Per entrambi, come rifesce gazzetta.it, l'esito è stato postivo. Il primo a rientrare sarà Diawara, già disponibile dopo la sosta delle nazionali di novembre. Più lunghi i tempi di recupero per Pellegrini, che sarà disponibile tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre; ma che già da settimana prossima potrà tornare a correre ed allenarsi.


Zaniolo: “I tifosi sono stati fantastici”

IL TEMPO - BIAFORA - Una vittoria da squadra operaia e umile raggiunta grazie alla pennellata mancina di Zaniolo. Due gol nelle ultime due partite per il talento giallorosso, ma soprattutto un gesto d’amore di quelli pesanti come un macigno nei confronti della maglia della Roma. Con il bacio allo stemma posto sul cuore il numero 22 si è legato ancora di più ad una tifoseria che l’ha sempre supportato e mostrato affetto nei suoi confronti: la Curva Sud nel finale di gara si è pesantemente schierata dalla parte di Zaniolo intonando cori contro Capello, mister dell’ultimo scudetto dei capitolini. “E’ stata una bellissima serata, soprattutto per la squadra e per i tre punti conquistati che erano fondamentali. Io - ha detto Zaniolo, autentico talismano per la Roma quando segna all’Olimpico - penso ad allenarmi giorno dopo giorno e a migliorare poi lascio parlare il campo. Il pubblico è fantastico, sempre presente in ogni occasione. Devo ringraziarlo per questi grandissimi applausi che mi riservano ogni domenica anche quando gioco meno bene. Spero di far esultare i tifosi tante volte, do il massimo per la maglia”. Altro protagonista della serata è stato Pastore: “Sto bene fisicamente, non giocavo tre partite in così pochi giorni da tanto tempo. E’ una vittoria fondamentale. Abbiamo un grande tecnico che ci sta facendo credere che siamo forti”.


Roma oltre i guai con Dzeko e Zaniolo

IL MESSAGGERO - TRANI - Finalmente l'Olimpico in festa. È il pomeriggio perfetto per la Roma. Che ritrova contemporaneamente Totti, tornato in tribuna dopo l'addio (17 giugno) al club giallorosso, e soprattutto la vittoria, lasciandosi alle spalle i 4 pareggi consecutivi. Il 2-1 sul Milan fa subito la differenza in classifica: 5° posto in solitudine. La zona Champions è di nuovo vicina: -1 dal Napoli quarto. Niente di casuale, comunque. Perché il successo coincide con il ritorno al gol di Dzekoche firmò l'ultimo (il 29 settembre a Lecce) e con l'ennesima prodezza di Zaniolo che qui non perdona. E con la nuova prestazione di sostanza che è stata possibile pure con la rosa dimezzata (7 assenti). A dama, insomma, con l'organizzazione e la qualità.

TRACCIA CAMALEONTICA - Già, la rotazione. Impossibile. In campo i resti della Roma. Bastano e avanzano, però. Così Fonseca, pur proponendo l'undicesima formazione diversa in 12 partite stagionali, presenta un'unica novità dopo il pari di giovedì in Europa League. Perotti, mai titolare fin qui e al debutto in campionato, per Kluivert sulla fascia sinistra. Ancora escluso Florenzi: scelta tecnica. Squadra confermata, dunque, per dieci-undicesimi, senza preoccuparsi della possibile e comprensibile stanchezza per gli impegni ravvicinati. Ma l'emergenza di questo momento, come ha chiarito anche l'allenatore alla vigilia, non consente di aggrapparsi al turnover. Avanti, quindi, con il copione provato contro il Borussia M'Gladbach: il 4-1-4-1 attualmente dà garanzie in fase difensiva e soluzioni in quella offensiva. Ma Pastore, il più presente al tiro nel 1° tempo, si alza anche da seconda punta, quasi allineandosi a Dzeko. O facendo il trequartista. Con la sua posizione in campo, cambia il sistema di gioco con il ritorno al 4-2-3-1 o semplicemente al 4-4-1-1. Mancini fa di nuovo il mediano. Spesso arretra tra Smalling e Fazio. E va a prendere in prima battuta Calhanoglu che entra da sinistra. Veretout, con Pastore avanzato e ispirato, rimane più basso. Umile e tosto e disinvolto. Il Milan prova a colpire all'alba del match. Gol di Paquetà, annullato per fuorigioco. Calhanoglu e Leao non danno punti di riferimento, ma il 4-3-3 di Pioli, pur contando sulla freschezza che nella circostanza i rivali non possono certo avere, è discontinuo. E impotente. Suso non incide a sinistra, Kessié si perde sempre sul più bello.

TESTA A POSTO - Smalling comanda lì dietro e alza il muro, lasciando solo qualche conclusione dalla distanza. Il più attivo è il solito Calhanoglu. La Roma, proprio come è accaduto giovedì in Europa League, comincia a scaldarsi a metà tempo. E a ripartire in scioltezza. Biglia, lento e fragile, fa sbandare la difesa rossonera. Cresce Perotti, avanzano Spinazzola e soprattutto Kolarov. Si accende improvvisamente Zaniolo: sinistro da fuori, Donnarumma devia in angolo. Il 1° corner diventa decisivo: lo calcia Veretout, palla spizzata da Mancini e vantaggio firmato Dzeko che indirizza con la fronte sotto la traversa (6° gol stagionale e 5° in campionato). Pastore, su invito di Perotti, fallisce la chance per il bis, tirando addosso a Donnarumma.

COCCO DI CASA - La Roma c'è anche nella ripresa. Pioli fa uscire Conti, dentro Calabria. Fonseca toglie invece Perotti, spazio ad Antonucci. Spinazzola si addormenta proprio sul cross di Calabria e Theo Hernandez fa centro addirittura di destro. Dzeko va in pressing e, nonostante la deviazione di Musacchio, appoggia lateralmente a Zaniolo. Carezza di sinistro e nuovo vantaggio: l'Olimpico è suo (9 gol su 9 in questo stadio). Ecco Piatek per Paquetà. Mancini, di testa, ha la palla per il tris: fuori. Bocciato Biglia: tocca a Bennacer. Si ferma Spinazzola, debutta Cetin (25° giocatore utilizzato) e mostra subito personalità. Zaniolo ha i crampi e incassa la standing ovation quando lascia il posto a Santon (difesa a 5, più Mancini): la Sud ne approfitta per insultare Capello. Pastore è in serata. Si diverte in campo. E alla fine metta palla e vittoria in cassaforte.