Uefa: “Campionati a luglio, coppe in agosto”

IL MESSAGGERO - MAURO - La rotta Uefa è tracciata e oggi sarà ratificata dal presidente Ceferin nella riunione del Comitato Esecutivo, con le premesse di dare nuovo slancio e linee guida il più possibile condivise a un movimento calcistico in crisi causa emergenza sanitaria. Concludere i campionati sospesi è la priorità assoluta, anche a costo di rivederne i format in corsa (playoff e playout). Ieri le Leghe hanno cerchiato il 31 luglio con il 3 agosto data limite per terminare l’attuale stagione ed eleggere le partecipanti alle prossime coppe europee, attraverso criteri che sarà la stessa Uefa a determinare nel caso in cui non si riprendesse a giocare. Allineare i prossimi campionati all’anno solare (stile Qatar 2022) al momento sembra una soluzione di ripiego, così come la sospensione definitiva dei campionati, accettata solo nel caso in cui sia il Governo a dichiarare lo stop.

Il mese di agosto sarà interamente dedicato ad Europa e Champions League(finale prevista il 29) con format tradizionali (andata e ritorno) in modo da evitare contenziosi per i diritti televisivi. C’è l’idea di proporre un protocollo sanitario comune nell’avvicinarsi alla ripresa delle attività agonistiche, così come la necessità di allinearsi alla direttiva Fifa riguardo i contratti in scadenza, che saranno automaticamente prolungati fino al termine della stagione sportiva.


Kolarov resta al centro del progetto

IL MESSAGGERO - CARINA - Quello che non gli mancano, sono le idee chiare: “Mi vedo ancora come calciatore, sto bene e ho altri due anni di contratto”. Kolarov ha già in mente il suo prossimo futuro calcistico e dalle sue parole è certo di chiudere la carriera in giallorosso.

Sì, perché quando il serbo a Dazn parla “di due anni di contratto“, dà per scontato che l’opzione per il 2022, annessa nel rinnovo firmato a gennaio sino al 2021, sia una formalità.

Evidentemente la possibilità di estendere l’intesa è legata a dei parametri facili, quasi scontati. Una decisione, quella del club di affidarsi ad un calciatore che a novembre festeggerà 35 anni, in controtendenza con i parametri che la Roma intende darsi per il futuro. A questo punto (oltre a immaginare un post-campo a livello dirigenziale) c’è da chiedersi se la possibilità di passare a tre in difesa – svelata da Fonseca nelle settimane scorse – non possa agevolarlo nel prossimo biennio.

 

Di certo la Roma perderebbe più di qualcosa in fase di spinta. Kolarov è attualmente il quarto giocatore della rosa per occasioni create (15), secondo per assist (3), gol (6) e conclusioni (36), con all’attivo ben 12 passaggi-chiave. Toglierlo dalla fascia, equivarrebbe a perdere la sua naturale capacità di accompagnare l’azione.

Tutta via Aleksandar ha già dimostrato di saper giocare come centrale. In primis nella stagione 2016-17 quando Guardiola lo impiegò spesso e volentieri come terzo difensore a sinistra. E poi in nazionale quando lo scorso autunno il ct Tumbakovic stupì tutti schierandolo addirittura in coppia con il viola Milenkovic in una difesa a quattro nelle tre gare con Lituania (2-0), Paraguay (1-0) e Lussemburgo (3-2).

In questa stagione l’ex Stella Rossa ha giocato 32 partite,confermandosi uno dei leader dello spogliatoio. Ne sono conferma le linee guida dell’accordo sul taglio degli stipendi della squadra, tracciate insieme a Pellegrini, Fazio e Dzeko.


Il calcio resta in sospeso

IL MESSAGGERO - BERNARDINI - La palla resta in mano alla politica ma ora appare un po’ meno prigioniera. La netta posizione del governo degli scorsi giorni si è fatta più morbida. Si riprenderà, seppur in maniera graduale. Per le partitelle dovremo aspettare ancora un po’. Per ora verrà dato il via libera agli allenamenti individuali (per due settimane). È stato lo stesso Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora ad annunciarlo durante il Question Time al Senato. Le date? La speranza dice 4 maggio, l’ottimismo porta a pensare l’11, la ragione il 18. Anche perché c’è il problema dei giocatori all’estero e non ancora rientrati. Entro lunedì il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora renderà nota la decisione.

C’è fiducia per la ripresa. Meno possibilista, invece, continua ad essere l’Oms che lancia un forte grido dall’allarme: “Gli eventi sportivi rappresentano per loro natura un assembramento e di fatto amplificano i rischi“. Sulla questione è intervenuto anche Francesco Totti durante una diretta Instagram: “Senza tifosi che calcio è? Inutile riprendere tanto per farlo“.

Sulla scia europea i presidenti di serie A dopo essersi compattati sulla posizione di ripresa studiano anche la fase 3: il campionato. Nella migliore delle ipotesi si potrà tornare a giocare entro il 10 giugno. Un totale di 124 partite per assegnare lo scudetto. Obiettivo scudetto il 2 agosto. Di fatto si giocherà ogni 72 ore con 3 o 4 turni infrasettimanali. Chiaro che per dare più visibilità accontentando anche le tv (resta la frizione con Sky dopo la lettera fatta pervenire in Assemblea) i turni verranno spalmati su più giorni e su più fasce orarie. Nelle prime settimana si giocherà su tre turni con partite alle 16, alle 19 e alle 21. Dalla fine ddi giugno, quando inevitabilmente farà molto più caldo, si giocherà solo di sera: alle 19 e alle 21. Idee al vaglio dei presidenti e dell’Assemblea di Lega. Il tutto verrà perfezionato non appena si avrà la prima data ufficiale: la ripresa degli allenamenti.


Vertonghen: "Voglio firmare con il club giusto, potrebbe essere il Tottenham o un’altra squadra"

Jan Vertonghen, difensore del Tottenham, ha aperto nella giornata di oggi a una sua possibile partenza da Londra. Il belga ha infatti dichiarato che nella prossima stagione la sua intenzione sarebbe quella di firmare per il club giusto, che sia ambizioso e soprattutto che giochi in Europa. Sarebbero molte le squadre interessate a lui, e in lizza per ingaggiarlo sembra ci sia anche la Roma, che non ha la certezza di riuscire a trattenere Smalling anche per la prossima stagione. Queste le sue parole: 

"Voglio firmare con il club giusto, potrebbe essere il Tottenham o un’altra squadra. Deve essere però un club ambizioso, voglio giocare in Europa perché la nazionale è importante per me". 


Spadafora: " Aspettavo con entusiasmo gli Europei di quest’estate, ma saranno rimandati"

Vincenzo Spadafora, Ministro dello Sport, ha pubblicato sul proprio profilo ufficiale di Facebook un post in cui ha parlato dell'incontro svoltosi oggi con i rappresentanti della FIGC, in cui si è discusso su come poter far riprendere il campionato nel modo più sicuro per tutte le squadre. Queste le sue parole:

"Sono anche io un tifoso cui manca seguire la propria squadra. Aspettavo con entusiasmo gli Europei di quest’estate, ma saranno rimandati. Come sono state rimandate le Olimpiadi. Come è stato rimandato il Giro d’Italia. Come sono state rimandate le competizioni di tutti gli sport nel nostro Paese. E’ un enorme dispiacere, dentro un dolore molto più grande e più profondo, dentro un lutto atroce che ha colpito il nostro Paese, l’Europa, il mondo intero.
Posso assicurare che mantenere un profilo di estrema prudenza, come sto facendo, è la posizione più impopolare che si possa immaginare ma abbiamo il dovere e la responsabilità di far si che tutto il Paese, compreso ovviamente il mondo dello Sport, possa superare al più presto e al meglio l’emergenza sanitaria che ci ha colpito. In tutti gli sport infatti vi sono indotti da tutelare, lavoratori che stanno vivendo difficoltà economiche e che meritano la giusta considerazione.
Oggi, oltre ai rappresentanti della FIGC, ho incontrato anche i 19 Presidenti delle Discipline Associate alle quali va riconosciuta l’attenzione che meritano anche per il valore sociale e la rete territoriale che esprimono. L’incontro, sempre in videoconferenza, mi ha permesso di avere ulteriori suggerimenti per sostenere al meglio le centinaia di realtà sportive in difficoltà in questo momento drammatico.
Farò di tutto perché nel decreto che a breve approveremo siano contenute tutte quelle norme che assicurino a tutto il mondo dello sport e ai lavoratori il sostegno necessario per impedire che anche una sola realtà sportiva debba chiudere o che una sola persona perda il suo lavoro".


Totti: "Il calcio di prima era più bello, tornare un passo indietro sarebbe un bene per tutti"

Francesco Totti, ex capitano della Roma, è tornato a parlare del suo addio al calcio in una diretta Instagram con l'attore Salvatore Esposito:

Futuro nel cinema?
"Ti ringrazio Salvatore ma ognuno deve fare il suo. Io ho fatto il calciatore, poi sì sono simpatico, scherzoso ma da calciatore ad attore non mi sembra il caso. Una parte di Gomorra però la farei (ride, ndr)".

Racconta il tuo nuovo percorso che hai intrapreso.
"Io sto cercando nuovi talenti, non mi piace essere definito procuratore. Io spero di trovare il nuovo Totti, il nuovo Cannavaro, sto cercando in tutto il mondo e spero che questo ruolo mi porti risultati non solo per me ma per il mondo calcistico".

Quanto ti ci vuole per capire che un ragazzo è forte?
"Non voglio essere presuntuoso ma l'occhio ce l'ho e mi basterebbe poco. Sarebbe facile portare uno che fa la rovesciata o un gol a centrocampo, da quello che vedo io, io valuto lo stop, la posizione del corpo, come calcia col destro, con il sinistro, il posizionamento. Se tu dovessi scovare un nuovo attore, lo potresti trovare no? Sei del mestiere".

Per te Maradona è il più forte giocatore di sempre...
"Sì l'ho sempre detto. Prima erano altri tempi, è vero, ma Maradona ha significato tutto, hanno inventato il calcio perché c'era Maradona".

Perché Maradona tecnicamente era forte?
"La differenza la fa il campo, tutti parlano, tutti straparlano ma quando stai là dentro le chiacchiere le porta via il vento. Lui entrava in campo e si divertiva, la palla era come se andasse a cercare lui, quando calciava sentivi il rumore del pallone, come se lo accarezzasse".

Qual è il giocatore che ha fatto la differenza quando giocavi?
"Il calcio di prima era più bello di quello attuale. C'era più tecnica, c'èra un sapore diverso, andavi allo stadio perché sapevi che prima o poi poteva uscire qualcosa d'importante, qualcosa di bello da vedere, c'erano giocatori più forti. I giocatori dal 1993 fino al 2015, 2016 incontravi squadre come Bologna, Brescia che avevano giocatori impressionanti, basta che pensi a Baggio, a Signori, giocatori che erano top e che oggi è difficile ritrovare. Costacurta, Baresi, Aldair, Cafù, cioè gente di altro livello".

Questione economica questo cambiamento?
"Purtroppo in Italia non si riesce a spendere come fanno in Spagna o in Inghilterra dove hanno più chances di prendere giocatori già affermati, per vincere serve comprare giocatori top".

Un Totti, un Maradona a 19 anni quanto valevano?
"Penso che alla mia epoca, con le cifre di adesso, penso che un calciatore normale sarebbe costato tantissimo. Dopo Neymar è successo il finimondo".

Il COVID-19 potrebbe avere ripercussioni in ambito di calciomercato?
"Dovrebbero tornare alla normalità, da una parte va bene così. Tipo Mbappè, con tutto il rispetto che diventerà tra i più forti al mondo, non può costare 200 milioni di euro, mi sembra un'eresia. Un giocatore di 20 anni che guadagna 20 milioni di euro l'anno non mi sembra normale. Se però nel calcio girano questi soldi è giusto che li guadagnino ma tornare un passo indietro sarebbe un bene per tutti. Io a 20 anni guadagnavo un millesimo di quello che si guadagna oggi".

Quanto sono stati importanti i gradoni di Zeman a livello mentale?
"Dal punto di vista della preparazione era il top, ce ne sono pochissimi che ti fanno preparazioni mirate. Lui partiva dalla base, alla fine dell'allenamento eri cotto, eri stremato. Le dicerie che dicevano che non mangiavi, che stavi a dieta, tutte cavolate. Si mangiava pasta in bianco, petto di pollo, cibi classici da professionista".

Servirebbe una sorta di "vecchia scuola" nel calcio?
"Io come società farei tre passi indietro, per prima cosa andrei a scovare talenti nei settori giovanili. Oramai si va all'estero, basta che hai un nome tipo Ronaldinhos che finisci per s e sei più forte di un calciatore italiano. Io punterei ai settori giovanili, sarebbe un'iniziativa bella ritornare al passato".

Nella tua nuova veste punti sui giovani?
"Sì, li vorrei fare crescere come io vorrei. Per carità, io non sono il santone di turno e ho sbagliato anche io ma so cosa insegnare a un giovane, ci sono tante piccolezze che sono significative per un giovane calciatore".

Il rapporto con Napoli?
"Quando giocavo che ero il capitano della Roma, i tifosi del Napoli non è che mi accogliessero nel migliore dei modi com'è giusto che sia. Purtroppo tra Roma e Napoli è successo un episodio bruttissimo ma sarebbe bello tornare ai tempi del gemellaggio, le famiglie devono tornare negli stadi. Nel calcio come negli altri sport le incomprensioni ci sono. Sull'ultima partita che ho fatto a Napoli mi hanno applaudito tutti e sono rimasto sbalordito perché non me lo sarei aspettato e io li ringrazierò per sempre, è stato un gesto significativo. Quando sono tornato a Napoli come dirigente della Roma pensavo mi massacrassero, invece mi hanno applaudito tutti come hanno fatto per Maradona e in quel contesto mi sono sentito un santone. I napoletani mi piacciono, sono simili ai romani caratterialmente".

Il tuo addio?
"Io non sono il tipo che va da un allenatore e pretende di giocare, se io ho meritato di andare in campo è perché lo decideva il rettangolo di gioco. Io ho avuto allenatori forti e giocatori forti, poi rimanendo a Roma si sa che non si hanno le possibilità come altre squadre, poi non è che mi mettevano in campo per tamponare le cose. Mi hanno fatto smettere, io mi sentivo bene e anche se giocavo poco facevo crescere i giocatori, cercavo di aiutare nel mio piccolo se c'erano problemi. Nel calcio ci sono i pro e i contro, io ho sempre detto che avrei indossato una sola maglia, se fossi andato a giocare da un'altra parte per dimostrare che volevo continuare non mi sarebbe cambiato nulla, fondamentalmente quello che ho fatto io in 25 anni è difficilmente ripetibile".

De Rossi è andato al Boca Juniors...
"Lui voleva continuare e ha fatto bene, lo rispetto. Io invece ho smesso".

Com'è stato rifiutare il Real Madrid?
"C'è stato un momento in cui ho pensato seriamente di andare al Real Madrid, mancava un tassello. Il Real Madrid era l'unica squadra per la quale sarei andato via da Roma, poi però l'amore della gente, la famiglia, il trofeo più grande che ho è quello di aver indossato un'unica maglia. Avrei potuto vincere di più indubbiamente, però dentro me stesso ho vinto tutto quello che c'era da vincere perché nessuno potrà mai intaccarmi questa cosa, il sogno mio era questo e l'ho portato avanti sino alla fine".

Ti partiva la "brocca" in campo?
"Durante le partite si usava di tutto di più tra insulti, minacce. Quando diedi il calcio a Balotelli ho sbagliato, poi abbiamo chiarito e fatto pace, una volta finite le partite il rispetto deve prevalere su tutto e in campo si può sbagliare. Io sono uno che se fa un gioco devo vincere, sono un rosicone, voglio vincere anche alla playstation contro Cristian".

Quando ti vedremo tra le icone di FIFA?
"Sto su PES non so se mi diano l'esclusiva anche là".

Tre under 20 giovani che sono forti?
"Non li dico altrimenti me li portano via (ride, ndr). Ti dico che ci sono in Serie B e in Serie C".

Come vedi la ripresa dei campionati?
"In questi momenti si deve pensare più alla salute che al pallone, penso soprattutto per il rispetto di tutte le persone scomparse. Noi non possiamo stare senza sport in generale, ma in questo momento bisogna accantonare tutto perché la salute è prioritaria. A che serve ricominciare a porte chiuse, non puoi spogliarti con i compagni, che calcio è? Secondo me è una cosa che non ha significato, ora li fai allenare, poi li fai mangiare in camera propria, tanto vale che sto in casa in quarantena e aspetto che tutto finisca. Ci saranno persone che decideranno e noi aspetteremo il loro responso".

Si pensa di più al fattore economico che a quello della salute...
"Secondo me dovrebbero scendere in piazza le società, ma se vogliono continuare... I giocatori stanno a disposizione delle società, tu sei pagato da loro e se ti dicono che devi giocare, giochi. Vediamo il 4 maggio cosa succede".

Se facessi parte del cast di Gomorra, come vorresti essere chiamato?
"Io mi metto dietro di te, non faccio spia, non faccio niente, faccio l'autista (ride, ndr)".

Stai giocando a calciotto...
"Devo dire che è un campionato divertente, poi vai a cena con gli amici. Una volta che ti sposi, non puoi fare più niente tra moglie e figli, hai altre priorità".

Come sono quelli che giocano contro di te?
"Si vede che per gli avversari sia una giornata diversa, a me fa piacere perché ritorno alle mie origini. Giocare con questi ragazzi di 20-30 anni mi fa piacere, io sono innamorato dei miei compagni perché mi fanno sentire un ragazzo normale, per me è tutto".

Quando ti danno i calcetti ti chiedono scusa?
"Sì sì non lo fanno con cattiveria, poi quando entri sul terreno di gioco ci sta tutto, altrimenti mi sarei messo il tutu e avrei fatto il ballerino".

Tiri poco però in porta...
"La differenza in quel contesto si vede, io cerco di far divertire i ragazzi. Aspetta però, quando perdo vado in puzza eh (ride, ndr). Vedi i 20enni che vanno il triplo di te, se non stai bene fisicamente non ce la fai. Il calciotto è un altro sport rispetto alla Serie A, è come se un tennista lo metti a giocare a padel".


Cessione Dzeko, la Roma smentisce: "Il suo futuro è nella Roma, nessuna strategia in atto"

In mattinata si era sparsa la voce che la Roma, qualora non si tornasse a giocare, potrebbe cedere Dzeko per far quadrare i conti o chiedergli di ridursi l'ingaggio. Ma la società giallorossa ha smentito il tutto tramite i microfoni dell'Ansa:

"L’AS Roma è estremamente soddisfatta di come Edin stia interpretando il ruolo di capitano, ancora di più in un momento così delicato. Non c’è nessuna strategia in atto per cambiare il suo futuro, che è nella Roma, né il club ha pensato di rivedere i propri accordi con il calciatore. Le notizie in merito ad altri rinnovi di contratto, pubblicate da alcuni organi di stampa nei giorni precedenti, sono del tutto prive di fondamento".


Lippi: "De Rossi? Avrà successo come allenatore. Ha grandi qualità"

Marcello Lippi, CT della Nazionale italiana Campione del Mondo nel 2006, ha rilasciato alcune dichiarazioni a SportMediaset, parlando anche di Daniele De Rossi. Queste le sue parole:

"Di De Rossi dico la stessa cosa che ho sempre detto dei grandi campioni che ho allenato: prima di essere dei grandi campioni sono anche dei grandi uomini. Anche lui è una grande persona, una persona che riuscirà sicuramente a coinvolgere quelli che lavoreranno accanto a lui. Qualunque cosa farà, l'allenatore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, anche se penso che farà l'allenatore sicuramente avrà successo perché ha delle grandi qualità".


Quanto affetto per Toninho Cerezo. 65 anni sempre da “professionista”

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - Le sue due ex squadre lo hanno ricordato, sul suo telefono sono arrivati decine di messaggi di auguri, tanto da fargli dire: “Non pensavo ci fosse ancora tutto questo affetto per me“. In queste ore, compiuti 65 anni, Cerezo ha potuto ricordare le due coppe Italia vinte con la Roma, le discussioni animate col presidente Viola, che prima lo aveva voluto e poi aveva scelto di cederlo, l’arrivo alla Samp dove qualcuno lo definì “vecchio e lento” e i trionfi in blucerchiato. In Europa non è riuscito a vincere la Champions ma a casa può spolverare una bacheca ugualmente piena di trofei.

Oltre al tricolore e alle coppe Italia, una Supercoppa italiana, una Coppa delle Coppe, due coppe Intercontinentali e una Libertadores. Oggi un centrocampista per avere un palmares del genere dovrebbe giocare, almeno, in squadre di primissimo piano, mentre la forza di Cerezo, in Italia, è stata quella di essere un punto di riferimento di club poco abituati a vincere.

Non era la stella della squadra, c’erano Falcao e Conti da una parte, Mancini e Vialli dall’altra, ma era il faro del gruppo, colui che dettava i tempi, gli inserimenti, ripuliva i palloni e, quando serviva, segnava. Perché i gol non solo si contano, ma si pesano anche. E lui mise la firma nel giorno dello scudetto della Samp e nel giorno della Coppa Italia vinta dalla Roma nel 1986, sua ultima apparizione in giallorosso. La Roma l’ha inserito nella sua “Hall of fame” la Sampdoria lo ospita a Marassi ogni volta che ne ha voglia.

Un grande professionista, che da quasi 40 anni, nell’immaginario dei tifosi, va a letto presto la sera di Capodanno.


La Serie A ha deciso: si riparte

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Unità ritrovata. Due votazioni superate all’unanimità: venti su venti, come in Lega non succedeva da tempo. I club di Serie A si ricompattano in vista dell’appuntamento di oggi con il governo, a cui si vuole offrire un’immagine di solidità. 

Lo stesso vale sul fronte dei diritti televisivi: solo un gruppo coeso può replicare con fermezza alle richieste dei licenziatari tv.

C’è stato un sì alla ripartenza, ma condizionato. Sarà l’emergenza sanitaria a dettare le condizioni della ripresa e soprattutto dovrà essere il Governo a indicare la strada ai club. Il Ministro Spadafora, che oggi ha convocato tutte le componenti del movimento per un punto della situazione, probabilmente sceglierà di prendere altro tempo prima di dettare una linea ufficiale. L’idea espressa pubblicamente due giorni fa non verrà stravolta: «Oggi non do per certi né l’avvio del campionato né degli allenamenti il 4 maggio». Di fronte al Governo la Serie A ha l’esigenza di riproporsi di nuovo unita, in nome di un interesse comune: la sopravvivenza stessa del sistema.

 

L’esecutivo Uefa di domani ribadirà la volontà di portare a termine le competizioni. Mentre alla Federazione e agli altri organi competenti i club hanno già chiesto rassicurazioni, in un documento condiviso da molte società e articolato in diversi punti. Dall’attuazione dei protocolli sanitari (nel rispetto delle «ragionevoli stime» di disponibilità dei sistemi di monitoraggio) fino alla definizione preventiva delle date del calciomercato, che dovranno essere necessariamente rimodulate.

Altro fronte su cui i club si sono trovati concordi all’unanimità è quello dei diritti tv. Tema all’ordine del giorno era “la fatturazione e il pagamento della sesta rata” della stagione, prevista da contratto per il primo maggio. Alle richieste dei licenziatari (Sky, Dazn, Img) i club si sono negati. Le istanze riguardavano possibili sconti o dilazioni: le società hanno replicato con l’invito a rispettare i contratti in essere.

La partita si è accesa soprattutto con Sky, che all’attenzione dell’assemblea ha inviato una lettera in cui prospettava il doppio scenario: in caso di ripresa o di stop definitivo, con sconto proporzionato. Taglio che i club avrebbero dovuto nel caso riconoscere anche agli altri licenziatari per un mancato incasso di 210 milioni nel primo caso, 440 nel secondo. Da qui il no delle società mentre Sky punta a riprendere il dialogo e chiarisce la che la lettera si inserisce nel solco del dialogo costruttivo con la Lega, che continuerà alla ricerca di una soluzione reciprocamente utile in vista delle prossime scadenze.


Dzeko fai di più. La Roma gli chiede un nuovo sacrificio

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Alla Roma hanno chiaro un quadro di fondo: se non ricomincerà il campionato, e quindi se si avrà la certezza assoluta di non poter giocare la Champions League nella prossima stagione, ad alcuni big saranno chiesti altri sacrifici.

Primo fra tutti, Edin Dzeko, ovvero uno dei leader della trattativa che ha portato la squadra a rinunciare allo stipendio di marzo e a spalmare gli ultimi trimestri nelle annualità successive di ciascun contratto. La dirigenza è pronta a sottoporgli tre idee.

La prima è quella di tagliare l’ingaggio in modo sensibile (almeno il 15%), anche per dare un esempio ad altri compagni a cui potrebbe venire chiesto un sacrificio analogo (primo fra tutti Pastore). La seconda – più classica e quindi più fattibile – è quella di spalmare il contratto, allungandolo per un’altra stagione, cioè fino al 2023. La terza pista – la meno praticabile – è quella di concedergli il cartellino gratuitamente, o al massimo con una buonuscita, per liberarsi subito dal peso dell’ingaggio. Ipotesi improbabile perché, nel calcio post-Covid 19, anche per un campione come Dzeko sarebbe quasi impossibile ritrovare stipendi del livello giallorosso, nonostante la stima che Inter o alcuni club di Premier League possano avere per lui. A meno che non sia ancora intrigato da un fine carriera negli Usa, visto che da Los Angeles in passato è stato già contattato.

Per la sostituzione si punterebbe su profili giovani come quelli di Kean (Everton) o Vlahovic (Fiorentina), ma con formule sempre legate a prestiti e riscatti, in un momento in cui tutte le società vorrebbero monetizzare. Morale: è assai probabile che Dzeko rimarrà, ma è atteso da un ulteriore sforzo. Obiettivamente non impossibile.


Serie A unita, il governo temporeggia: «Soltanto allenamenti individuali»

IL MESSAGGERO - BERNARDINI - Il governo prende tempo ed oggi è atteso l'incontro in videoconferenza tra il ministro dello Sport Spadafora e il mondo del calcio. Il ministro riferirà che almeno per il momento dal 4 maggio saranno concessi allenamenti esclusivamente a livello individuale. Non c'è certezza, dunque, su quando ci si potrà allenare in gruppo. La Lega Serie A, invece, ieri ha ribadito l'intenzione di «portare a termine la stagione sportiva 2019-2020, qualora il Governo ne consenta lo svolgimento». Spadafora e il ministro della Salute Speranza hanno avanzato qualche perplessità sul protocollo medico della Figc e hanno chiesto alcune modifiche, tra le quali l'obbligo del test sotto sforzo per tutti. I calciatori, in pratica, dovranno sottoporsi nuovamente ai test di idoneità sportiva.

Infine, questione diritti tv: Spadafora chiederà partite in chiaro, Sky invece ha inviato una lettera articolata su due ipotesi, in base alla ripresa, in cui chiede uno sconto e una dilazione dei pagamenti finché non si torna in campo. Anche su questo la Lega è compatta e chiede il pagamento dell'ultima tranche di maggio.